Ez 2.2-5; 2Cor 12,7b-10; Mc 6.1-6

Nel grande prologo del vangelo di Giovanni, dove Gesù è presentato come la Parola di Dio – il Verbo – che Dio Padre ha inviato al mondo, troviamo questa espressione: “Il mondo è stato fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha riconosciuto … venne tra i suoi e i suoi non lo hanno riconosciuto” (Gv 1,10-11). Il vangelo di oggi ci parla di questa triste esperienza di rigetto fatta da Gesù da parte della sua gente. Era partito da Nazareth, lasciando casa, famiglia, lavoro per una avventura da molti osannata, ma incompresa. Gesù, ormai celebre, ritorna al suo villaggio e, come buon ebreo, di sabato, va a partecipare alla celebrazione nella sinagoga di Nazareth, durante la quale è invitato a leggere e commentare la lettura. Si trattava della profezia di Isaia 61,1-3: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore.”

E con sorpresa e scandalo di tutti, alla fine della sua omelia, Gesù conclude: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Cioè, io sono il personaggio di cui parla il profeta; io sono l’inviato di Dio; in me si realizza oggi questa profezia del profeta Isaia.

Gli ascoltatori stupiti si domandano: ma chi si crede di essere, non ha studiato, è un semplice artigiano, non è mai uscito dal villaggio, come può pretendere questo? Secondo la tradizione popolare, infatti, il Messia doveva liberare il popolo dalla tirannia dei romani. E si riteneva che dovesse essere avvolto in un’auera mitica, che non si doveva sapere da dove venisse; invece Gesù era conosciuto da tutti gli abitanti del suo villaggio … è un semplice falegname, come può essere l’inviato da Dio! Invece di ammirarlo per la sua sapienza, e per la forza sanatrice che esce da lui, lo disprezzano per l’umile condizione sociale. Lo disprezzano per quello che dovrebbero ammirarlo.

A questo sguardo critico Gesù risponde con un proverbio ben conosciuto: un profeta non può essere disprezzato se non dai suoi; noi diremmo: santo di casa non fa miracoli! A causa di questi pregiudizi Gesù non opera miracoli, perché i cuori si chiudono all’azione di Dio e i miracoli sono legati alla fede. E lo stesso Gesù si meraviglia della loro incredulità! (v. 6). Dio non si stupisce della nostra fragilità, gli sembra incredibile, invece, come non gli crediamo. Davanti all’incredulità Gesù fa un passo indietro … non può fare nulla!

Le domande che si pongono su Gesù sembrano giustificate: che garanzia può offrire un falegname che per trent’anni non ha fatto altro che aggiustare porte e finestre, costruire zappe e arati. Forse non mettono in dubbio la sua dottrina, ma si chiedono da dove gli viene e chi gli dà la forza per compiere i miracoli. Notiamo che neppure nominano Gesù, lo identificano e lo riducono alla sua professione. Il pregiudizio è una chiusura, un rifiuto. ed ha delle conseguenze drammatiche: Gesù è ridotto all’impotenza: offre la sua salvezza ma non può imporla. Il vangelo non dice che non volle fare miracoli, ma non poté, perché la loro incredulità glielo impedisce.

Quando nella liturgia proclamiamo la Parola di Dio è perché essa si attualizzi in noi. Siccome il vangelo funziona soltanto quando ci sentiamo interpellati in prima persona, dovremmo chiederci se anche noi opponiamo una qualche forma di rifiuto a Gesù. E che tipo di resistenza potrebbe essere la nostra? Basta vivere una religione del ritualismo, del formalismo per rifiutare Gesù! Inoltre tutto può facilmente diventare un’abitudine e allora non sentiamo più Dio che parla. Non ci apriamo all’azione sorprendente di Dio, ai segni della sua presenza.

Inoltre, il pregiudizio può essere qualcosa che ci tocca da vicino. Infatti possiamo incorrere nel pericolo di giudicare gli altri non per quello che sono, ma secondo un giudizio che ci siamo fatti di loro. Quando inquadriamo qualcuno nel nostro giudizio, lo riduciamo ai nostri schemi e non riusciamo a vedere la sua reale identità. Anche questa è una forma di rifiuto.

Il problema del rifiuto del messaggio di Gesù si ripropone in ogni epoca. L’attuale Europa rigetta di riconoscere le sue origini cristiane che l’hanno fatta grande. Ma questo, pur condizionando la nostra missione, non deve farci perdere d’animo, perché il rifiuto dei suoi non fa di Gesù un risentito, ma diventa sprone per nuove esperienze. Il vangelo è sempre una buona notizia. E qui la buona notizia è che Gesù, benché rifiutato, continua la sua missione: “Gesù percorreva i villaggi dintorno, insegnando” (v. 6). Lui continua a proclamare il Vangelo, ad offrire la Buona Novella. Proprio come troviamo nella 1ª lettura: “Figlio dell’uomo, ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli … tu parlerai loro … ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro” cioè, a Dio importa la loro salvezza e non si stanca di offrirla!

Gesù continua a parlare oggi al mondo per mezzo della nostra voce e della testimonianza della nostra vita. In un mondo sollecitato da tanti messaggi e proposte di felicità immediata il messaggio di Gesù può apparire poco interessante perché non entra in uno schema di soddisfazione immediata, di consumismo. Da qui l’importanza della nostra testimonianza di vita, la sola che può fare il messaggio di Gesù “attraente”.

L’annuncio del messaggio di Gesù dev’essere portato avanti come il primo servizio che noi Chiesa prestiamo all’umanità. È urgente portare ovunque l’annuncio che Dio non si è stancato di amarci e di perdonarci e noi, siamo il segno di questo amore ostinato e appassionato di Dio.

L’invio di profeti, che continua in ogni tempo, è segno dell’amore Dio verso l’umanità, alla quale non lascia mancare la sua parola di salvezza. E noi, incaricati di portare al mondo l’annuncio di questa salvezza, possiamo chiederci con stupore: come mai il Signore si serve di noi per una missione cosi grande? La sua voce continua a risuonare nel mondo attraverso la nostra voce, attraverso la nostra umile testimonianza. Grande è il Signore nella sua misericordia!