2Re 4,42-44; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15.
A partire da oggi, per cinque domeniche successive, interrompiamo il vangelo di Marco per leggere il capitolo 6° del vangelo di Giovanni, dove si incontra l’insegnamento di Gesù sul Pane della vita. Gesù alza gli occhi su una grande folla che lo circonda e la vede che è una folla affamata. Davanti a questa folla, “pecore senza pastore”, la prima iniziativa di Gesù è l’annuncio della Parola di Dio, il Vangelo, la buona notizia che il Padre, sempre e comunque, ci ama. Di questa parola la folla aveva fame e i pastori non gliela offrivano, da qui la minaccia nella prima lettura di domenica scorsa: “Guai a voi pastori” (Ger 23,1). La Parola di Dio è un diritto che non può essere negato, e il primo servizio che la Chiesa offre all’umanità. Dopo aver istruito la folla con l’annuncio del Vangelo, e curato gli ammalati, il vangelo di oggi ci presenta Gesù in una terza iniziativa: dopo aver offerto il pane della Parola per sostenere lo spirito, offre il pane materiale per sostenere il corpo. È il vangelo della “moltiplicazione” dei pani. Gesù sa che “sacco vuoto non si mantiene in piedi”, e dà loro da mangiare.
La moltiplicazione dei pani è anticipata dalla 1ª lettura che ci riporta al secolo IX a.C, in un periodo segnato dalla carestia e, dunque, dalla fame. Nonostante tutto, un contadino povero, come segno della gratitudine a Dio, offre al profeta Eliseo la primizia del suo raccolto, venti pani di orzo, il pane dei poveri. Da parte sua, Eliseo non mette il pane nella bisaccia per portarselo a casa: lo condivide con 100 persone affamate che gli stanno attorno. Venti pani per 100 persone! Nonostante lo scetticismo del servo di Eliseo, le cento persone ne mangiano a sazietà e ne avanza. Il miracolo non è un atto di magia, ma è l’azione di Dio che feconda la generosità e la condivisione umana. Se il povero contadino non fosse stato mosso dalla generosità e gratitudine, e il profeta Eliseo non avesse condiviso il pane ricevuto … niente miracolo … Dio conta con la nostra collaborazione!
Anche nel vangelo, il miracolo della moltiplicazione dei pani è reso possibile grazie alla generosità di un ragazzo che condivide quello che ha. Gesù ha fatto tanti altri miracoli, alcuni ancora più strepitosi, ma solamente questo è ricordato ben sei volte dagli evangelisti. Perché la chiesa primitiva ha dato tanta importanza a questo fatto?
– La prima osservazione che si può fare è che i vangeli non usano la parola moltiplicazione; i verbi usati sono: spezzare, dare, distribuire. Parlano di pani e di pesci messi in comune/condivisione. È nel nostro sangue moltiplicare ciò che è materiale: oggetti, soldi, salute, anni di vita, le amicizie, i successi. Ma la smania di accumulare è sindrome di morte, deriva dalla paura del fallimento e della morte. A noi piace fare le addizioni per accumulare, a Gesù piacciono le sottrazioni per condividere. Gesù segue un’altra logica, dà un’altra risposta: il problema della fame nel mondo si risolve con la condivisione, con la corresponsabilità e l’organizzazione. Il vangelo di Marco dice anche che Gesù chiese che la gente si sedesse in gruppi di cento e di cinquanta, cioè si organizzasse (Mc 6,40).
– L’esclamazione della folla: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo” (v. 15) ricorda la promessa fatta da Dio a Mosè: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli” (Dt 18,18). Lo scopo di questi richiami è presentare Gesù come il nuovo Mosè, colui che conduce alla libertà. La meta del viaggio di Mosè era la terra di Canaan, quella di Gesù è il regno di Dio dove, come annunciato dai profeti, tutti avranno a disposizione cibo abbondante (Is 25,6). Ma questo regno di Dio non dell’al di là, ma già dal di qua, cioè, si prepara nella storia creando una società nuova nella quale a tutti è offerta la possibilità di vivere secondo il progetto di Dio, di soddisfare i bisogni fondamentali che la dignità della persona umana esige. È possibile questo? Nel vangelo di oggi, Filippo, come il servo di Eliseo nella 1ª lettura, manifestano perplessità: duecento denari non basterebbero nemmeno perché ognuno possa riceverne un pezzo! (v. 7). La logica è: “Chi non ha soldi non mangia!”. Ma, spaventando i discepoli, Gesù ordina: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37). Infatti, sono loro a distribuire il pane alla folla.
– Anche Andrea, davanti a tanta folla si sente disarmato, ma dice che un ragazzo ha portato con sé cinque pani e due pesci (v. 9). Ma le bocche da sfamare sono tante! La conclusione è che non c’è alcuna soluzione. È anche questo oggi il pensiero di molti davanti al dramma della fame nel mondo: chi non ha soldi non mangia.
– Gesù ordina di sedersi: c’era molta erba; dettaglio che ricorda il Salmo 23, 1-2: “Il Signore è il mio pastore … in pascoli di erbe fresche mi fa riposare”. Gesù è il buon pastore venuto a inaugurare un mondo nuovo, in cui nessuno dovrà azzuffarsi per il cibo perché ce ne sarà in abbondanza per tutti. Gesù dà delle indicazioni: prende il pane che è stato offerto e lo distribuisce. È un invito alla condivisione, alla rinuncia a possedere per possedere. Non si risolvono i problemi senza condivisione.
– Il ragazzo che mette a disposizione i cinque pani di orzo e due pesci ha un valore simbolico: non ha nome, in lui possiamo vedere ciascuno di noi! È il modello del discepolo che è chiamato a mettere a disposizione dei fratelli quello che possiede. Siamo chiamati a credere nell’amore, nel potere del servizio, nella forza della gratuità.
– Nelle parole e i gesti di Gesù: “Prese il pane, dopo aver reso grazie lo diede loro” (v. 11): c’è una chiara connotazione eucaristica, infatti sono le stesse parole e gli stessi gesti di Gesù nell’istituzione dell’Eucaristia nell’ultima cena. Tra il pane quotidiano e il pane dell’Eucaristia c’è reciprocità: non si può spezzare insieme il pane dell’eucaristia e non condividere il pane materiale. Il cristiano non può rimanere tranquillo quando sa che c’è gente che va a dormire senza aver mangiato.
Infine, il vangelo afferma che tutti ne ricevettero fin che ne vollero e avanzarono dodici canestri: la condivisione produce abbondanza: avanzarono 12 cesti … per il ritorno a casa della folla, certo … ma anche per noi … simbolo dell’Eucaristia che, attraversando i secoli, accompagna la storia umana! Perché è di eucaristia in eucaristia, che giungeremo al Regno di Dio.