Es 16,2-4,12-15; Ef 4,17.20-24; Gv 6, 24-35.
Abbiamo ripreso il capitolo 6° del vangelo di Giovanni, iniziato domenica scorsa con la moltiplicazione dei pani. Lo scopo di questa narrazione è di presentare la catechesi di Gesù come “pane di vita”. Il tema del vangelo è introdotto dalla 1ª lettura che oggi narra la storia della manna, ripresa da Gesù nella discussione con la folla, dopo la moltiplicazione dei pani, per ricordare che Dio non dimentica di alimentare il suo popolo. Uscito dall’Egitto, il popolo ebreo si dirige verso la terra promessa attraversando il deserto. È un cammino estenuante e il popolo reclama che non c’è né pane né acqua. Dopo i primi entusiasmi all’uscita dalla schiavitù, il popolo cede allo scoraggiamento davanti alle prime difficoltà. E, come sempre succede, si rifugia nel passato, idealizzandolo: “in Egitto … eravamo seduti presso la pentola della carne” (v. 3). E più tardi non si lamenteranno della mancanza di pane e acqua, ma anche della mancanza del companatico: del cocomero, dell’aglio, della cipolla! Dimenticando i benefici ricevuti e il dono inestimabile della libertà, il popolo si lascia prendere da una allucinazione collettiva: infatti è difficile immaginare in terra di schiavitù caldaie piene di carne e pane a sazietà! Eppure Dio, nonostante tutto, manda loro la manna e le quaglie cioè, pane e carne.
Nei momenti di scoraggiamento – e non mancano mai nella vita! – quando siamo tentati di ritornare sui nostri passi, non dobbiamo pensare che Dio si arrabbia per le nostre fragilità o si sdegni per le nostre debolezze e ricadute. Lui continua sempre ad accompagnarci dando nuovi segni del suo amore, come ha fatto con il popolo nel deserto. Vuol dirci anche che dobbiamo stare attenti a non angustiarci per il futuro (preoccupati non angustiati!), lasciandoci trasportare dall’avidità, dalla bramosia dell’accumulazione.
Nel Padre nostro, Gesù ci invita a chiedere il “pane quotidiano”, il pane per la giornata. Chi prega così si rifiuta di accumulare per il giorno seguente, mentre molti soffrono oggi per la mancanza del pane! Così liberiamo il nostro cuore dalla bramosia dell’accumulazione per l’accumulazione e dall’angoscia per il domani (Lc 12,22-24). Ed è qui che si inserisce la supplica di san Paolo nella 2ª lettura di oggi: “Vi scongiuro, non comportatevi come i pagani!” che si lasciano prendere dall’avidità (v. 17).
Nel racconto della manna, c’è un dettaglio che mette in guardia sul pericolo dell’avidità: ognuno doveva raccogliere la quantità per il bisogno quotidiano. Quello raccolto in più, il giorno dopo, era trovata marcito! (Esodo 16,20). L’esortazione è di accontentarsi del necessario, il che comporta rivedere il nostro stile di vita
La conclusione del vangelo di domenica scorsa ci diceva che Gesù avendo capito che volevano rapirlo per farlo re – per avere sempre il pane gratis! – si ritira, da solo. Quello che sembra un trionfo, per Gesù è un risultato deludente; non era riuscito a far capire il significato della moltiplicazione dei pani. Qui si inserisce il vangelo di oggi.
Il giorno dopo la folla si accalca intorno a Gesù … di nuovo in cerca di pane. E Gesù glielo rinfaccia senza mezzi termini: “In verità voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato quei pani e vi siete saziati” (v. 26). Che delusione! Gesù si è reso conto che non lo cercano perché hanno fame della sua parola; loro sperano solo di avere ancora del pane. Allora, non cercano Gesù, ma i miracoli di Gesù! Gesù comincia col dissipare questa confusione. Lui non è venuto per trasformare le pietre in pane con la bacchetta magica … ma per insegnare che l’amore e la condivisione producono il pane in abbondanza e li esorta a cercare un altro pane. “Cercate il cibo che non perisce, fate le opere di Dio! (v. 27) … crediate in colui che egli ha mandato”. Ed è qui che comincia la discussione con Gesù che si prolunga per tutto il capitolo 6° e che leggeremo anche nelle prossime domeniche.
L’evangelista ci chiede di fare una verifica della nostra fede: quali sono i motivi che ci spingono a cercare il Signore; per quali ragioni lo preghiamo. Anche noi, come la folla di Cafarnao, forse abbiamo la segreta speranza di ottenere da Gesù il pane che perisce: favori, grazie, miracoli, salute, successo, benessere, protezione contro le sventure … e così anche noi corriamo il pericolo di andar dietro ai miracoli di Gesù e non dietro di lui! Lui, invece, ci esorta a cercare “il pane che dura per la vita eterna” (v. 27), cioè cercare Gesù per Gesù; questo è il segnale della nostra fede autentica.
Nel vangelo di domenica scorsa si parlava della “moltiplicazione” dei cinque pani e due pesci. Ma, durante tutto il racconto, l’attenzione si è concentrata sul pane; non si parla più dei pesci. Perché? Qui dobbiamo ricordare le parole di Mosè, riprese anche da Gesù (Mt 4,4): “L’uomo non vive solamente di pane, ma vive di quanto esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3); e cosa esce dalla bocca di Dio se non la Parola? I cinque pani sono una rappresentazione simbolica dei 5 Libri del Pentateuco, cioè della Legge, della Parola di Dio, che è “pane che dura per la vita eterna”. Questo è l’alimento che Dio ha dato al suo popolo. E Gesù conclude che questa Parola-Pane si è concentrata in Lui, la Parola del Padre, la Parola definitiva, umanizzata che porta a compimento la Parola dell’Antico Testamento.
La folla chiede: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto»” (v. 30). Gesù ha appena “moltiplicato” il pane per 5.000 persone e la folla chiede ancora un altro segno per credere in lui. La risposta di Gesù è sconcertante. Il vero pane del cielo non è quello che vi ha dato Mosè … ma quello che ha dato il Padre … quello che è disceso dal cielo e dà la vita al mondo (v. 33); il pane vero sono io, parola inviata dal Padre al mondo. Gesù si presenta come il Parola-Pane di vita. L’esclamazione della folla: “Signore dacci sempre questo pane” (v. 34) mostra, ancora una volta, che non hanno capito: aspettano da Gesù che moltiplichi sempre il pane, così non c’è bisogno di lavorare; per questo volevano farlo re! La folla non riesce a staccare il suo pensiero dal pane materiale. La folla non capisce che il pane che dura è Gesù che ci alimenta con la Parola e l’Eucaristia. Chiediamo al Signore che ci dia fame di questo Pane!