Is 63,16b-17.19b;64,2-7; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37.

Stiamo iniziando il nuovo Anno liturgico, e il Ciclo B del Natale, con questa prima domenica di Avvento. Il Ciclo di Natale è costituito da due tempi: l’Avvento (4 settimane) e il Natale (3 settimane fino all’Epifania). La parola Avvento viene dal latino adventus, cioè attesa, aspettativa del popolo per l’arrivo del re nel villaggio o nella città. I cristiani hanno adottato questo termine per celebrare la nascita storica di Gesù, ma nella prospettiva del suo il ritorno nella gloria. Noi viviamo tra due venute di Gesù; la prima quando scese e venne nella nostra carne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14), la seconda quando verrà nella gloria, come professiamo ogni domenica nel Credo. Questo Avvento/attesa che ci fa vivere in tensione, in aspettativa per l’arrivo di Gesù nella commemorazione del suo Natale, è l’anticipazione della sua venuta gloriosa. Non dobbiamo mai perdere di vista quest’orizzonte di luce perché è la speranza dell’umanità. Noi siamo in cammino verso questa luce. L’Avvento ritorna ogni anno per ricordarci questa attesa. Ogni avvento si presenta come una rinnovata occasione per approfondire il mistero di Dio, del suo amore rivelato a noi in Gesù. L’evangelista Marco ci prenderà per mano e ci introdurrà, domenica per domenica, in una conoscenza sempre più profonda di Gesù, rivelatore dell’amore del Padre.

La 1ª lettura, presa dal profeta Isaia, è un grido di invocazione perché il Signore venga. Il popolo che si trova in esilio a Babilonia ha ancora impresse negli occhi le scene raccapriccianti di quel terribile giorno di luglio del 587 a. C. quando i soldati di Nabucodonosor diedero alle fiamme la città di Gerusalemme. Mentre i deportati cercavano una ragione di una così orrenda sciagura, un loro poeta compose questa preghiera nella quale confessa: “siamo peccatori, lontani da Te, Signore, nostro Redentore, non abbandonarci, vieni al nostro incontro”. È una delle pagine più belle della Bibbia dove per la prima volta Dio è chiamato padre (v.16 e cap. 64,7) e invocato come redentore. Nella sofferenza dell’esilio il popolo peccatore, come un vaso di argilla, si rimette nelle sue mani perché lo plasmi (v. 7) e, con una accorata invocazione, chiede che si squarcino i cieli e scenda (v. 19). È un’immagine delle disavventure che incombono sull’umanità quando si allontana da Dio. È per ritrovare il cammino che la Chiesa chiede all’inizio dell’Avvento che i cieli si aprano perché Gesù venga al nostro incontro nel Natale. In Lui si realizza l’attesa e la venuta di Dio nel cuore dell’uomo di oggi. Vivere di attesa significa non accontentarsi di vivere dell’immediato; l’attesa è la trama stessa della vita che si trasforma in un andare incontro, in un tenersi pronti, vigilanti, desti. Nel Vangelo di questa prima domenica dell’Avvento, Gesù riprende questa idea forza e, per mezzo di una parabola, ci indica anche il modo per incontrarlo. Dopo aver detto di fare attenzione (v. 33), Gesù insiste per tre volte sul vigilare e vegliare, parole-chiave per capire il messaggio della parabola.

Parla di un uomo che prima di viaggiare dà ad ognuno della casa il suo compito e al portiere l’ordine di vigilare. Colui che viaggia e Gesù che, dopo la risurrezione, ritorna al Padre. Ora, Gesù se n’è andato, ma non è assente; ha cambiato modo di essere presente in mezzo a noi, infatti aveva già affermato che sarebbe rimasto con noi “fino alla fine dei secoli” (Mt 28,20). Lui, quindi, è sempre presente, ma bisogna stare attenti per cogliere i segni di questa sua presenza diciamo, nascosta, ed è per questo che dobbiamo essere sempre vigilanti.

Chi si lascia appesantire dal sonno, dalla stanchezza, dallo scoraggiamento, dalla distrazione o eccessiva preoccupazione, sarà incapace di scorgerlo in questi segni. Bisogna essere svegli, vigilanti per non farci sorprendere dalla noia, dallo sconforto, dalla accomodazione alla mentalità mondana. San Paolo lo ricorda alla Comunità dei Corinzi nella 2ª lettura di questa domenica. I Corinzi avevano accolto con entusiasmo l’annunzio del Vangelo ma, per mancanza di vigilanza si erano lasciati andare ed erano finiti per ritornare alla vita prima della conversione, perdendo così lo stupore della grazia per la quale Dio li aveva chiamati alla comunione con Gesù (v. 9). L’Avvento come attesa, ed il colore viola che lo ricorderà sempre, ci mantiene svegli, vigilanti per non perdere lo stupore della fede. Una vigilanza che a volte è sofferta perché viviamo in una cultura che minimizza la fede, la riduce all’ambito individuale, senza segni esterni che possono servire di sostegno. Per questo è importante la preghiera in comune, in famiglia, la partecipazione alle feste, il sentirsi membri di una Comunità che vive e manifesta la stessa fede.

Si, la preghiera, intesa come costante dialogo con il Signore, è il segreto per mantenerci vigilanti. Intensifichiamo anche la lettura della Parola di Dio che illumina i nostri passi, infatti la nostra fede incontra la sua radice in questa Parola. Ed infine, come manifestazione concreta della nostra fede, la carità, soprattutto verso i più bisognosi. Non dimentichiamo che Gesù, come abbiamo visto nel vangelo di domenica scorsa, si è incarnato nel prossimo più bisognoso (avevo fame, avevo sete, ero nudo …). Tutto questo ci farà diventare vigilanti, cioè, pronti ad accogliere il Signore che viene nel quotidiano e ci fa scoprire i segni della sua presenza. Scoperto e incontrato Gesù nel nostro quotidiano, avremo la gioia di incontrarlo nella sua manifestazione definitiva che non possiamo perdere di vista per dar senso e dinamismo alla nostra, non sempre facile, esistenza. Ma Gesù ha dato anche un ordine esplicito di vegliare al portinaio, cioè a coloro che nella Chiesa hanno delle responsabilità: l’annuncio della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti, il sostegno di coloro che vacillano nella fede. Questi portinai, che possono essere anche i genitori, devono essere più vigilanti degli altri perché hanno l’incarico di mantenere svegli i loro fratelli di fede, quelli che corrono il pericolo di essere ingannati dalla mentalità dominante del mondo.

Nonostante le difficoltà e le incertezze del nostro tempo, iniziamo con rinnovata speranza il cammino di preparazione al Natale. Allora, un santo avvento per avere un felice Natale!