Gen 9, 8-15; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15.

Con l’imposizione delle ceneri, che ha ricordato la nostra condizione umana, abbiamo iniziato il Tempo di Quaresima, definito come un tempo forte, per le opportunità offerte dalla Liturgia della Parola per riordinare la nostra vita secondo i pensieri del Signore. Ogni anno, il vangelo della 1° domenica di Quaresima ci propone l’episodio delle tentazioni di Gesù. Dopo il battesimo, Gesù si ritira nel deserto, lontano da tutti, privo di tutto per prepararsi alla missione. Il distacco dai beni, anche necessari, è la condizione per dedicarsi liberamente e totalmente alla missione. La Chiesa vuole rivivere questo momento, ripercorrendo le tappe più importante della vita di Gesù fino alla risurrezione, alla quale ci porterà la Quaresima. Questo percorso esige un rinnovato proposito di lasciare le nostre strade e percorrere le strade del Signore, atteggiamento che si esprime con la parola conversione, che incontriamo nelle prime parole di Gesù nel vangelo di oggi: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo” (v. 15): è arrivato il tempo della Nuova Alleanza.

Nella 1ª lettura di oggi troviamo il primo annunzio di questa Alleanza, promessa a Noè dopo il diluvio: “Stabilisco la mia alleanza con voi e i vostri discendenti … il segno sarà il mio arco sulle nubi” (v. 8.13). L’arcobaleno, simbolo dell’arco che nelle culture antiche era l’arma di guerra, diventa qui il segno della pace che Dio stabilisce con l’uomo. La decisione di stabilire un’alleanza con l’uomo, parte dalla costatazione che “l’istinto del cuore dell’uomo è incline al male” (Gn 8,21b), e a Dio non rimane che perdonare, manifestare il suo volto di misericordia. È come se iniziasse una nuova creazione. E alla purificazione del diluvio si riferisce la 2ª Lettura di oggi, affermando che “quest’acqua era immagine del battesimo” (v. 21), che è l’Alleanza definitiva di Dio con l’umanità per mezzo di Gesù. Infatti, questa alleanza, basata sulla misericordia di Dio, prende corpo in Gesù che si prepara alla missione con un ritiro di 40 giorni. Numero simbolico che indica il tempo sufficiente di una preparazione cosciente, come era già avvento con Mosè sul monte Sinai, 40 anni con l’intero popolo prima di entrare nella Terra Promessa, con Elia nel deserto verso il monte Oreb dove fa l’esperienza di Dio. Con la Quaresima siamo invitati a fare la stessa esperienza di purificazione per giungere alla Pasqua e rinnovare le promesse del battesimo che ci ha introdotti nell’Alleanza definitiva di Dio. Durante questo ritiro, dice il vangelo, Gesù fu tentato.

Il vangelo di Marco, in genere molto sobrio, non ci dice quali furono le tentazioni di Gesù, contrariamente a quello di Matteo. Ma vuole dire ai membri della sua Comunità e a noi, che Gesù ha voluto essere solidale con noi fino in fondo. Proprio per questo, nel giorno del suo battesimo, si mette nella fila dei peccatori, lasciando sbigottito Giovanni il battista. E la Lettera agli Ebrei sottolinea che Gesù, il Figlio di Dio, in tutto si è fatto uguale a noi, eccetto nel peccato (Eb 4,15), per cui, come ciascuno di noi, anche Lui ha subito la prova della tentazione che voleva distoglierlo dalla sua missione. Dopo la lunga preparazione nel silenzio nella casa di Nazareth e il battesimo nel Giordano, Gesù si sottopone all’esperienza più caratteristica dell’essere umano: la tentazione!

Il demonio lo tenta ad approfittare della sua natura divina, fuggendo dalle difficoltà che comporta la sua missione. Sarebbe riconosciuto da tutti come Figlio di Dio, senza passare per il dolore, l’insuccesso, le sconfitte e la morte. Su questo Gesù sarà tentato durante tutta la sua vita. Ne abbiamo visto un esempio nel vangelo di due domeniche fa: dopo aver operato vari miracoli, Gesù sfugge alle folle che lo cercano e si ritira nella preghiera.

Sorprendentemente la Bibbia si apre con un racconto di tentazione, che vede protagonista la prima coppia umana, Adamo ed Eva. (Gen 3,1-7). E il vangelo si apre allo stesso modo: “Gesù fu sospinto nel deserto … tentato da Satana” (Mc 1,12-13). Contrariamente a Adamo e Eva, che si lasciarono convincere dal demonio, che potevano fare a meno di Dio, anzi che potevano diventare come Lui, Gesù rifugge da ogni vanità, afferma la sua fedeltà alla missione, ancorato alla volontà del Padre, che è il suo alimento (Gv 4,34).

Anche la nostra esistenza sperimenta le tentazioni che mettono alla prova la nostra libertà; ma sono anche delle occasioni propizie per rendere più solida e convinta la nostra fede. Le tentazioni rivelano la vulnerabilità della nostra condizione umana. In questo saremo impegnati per tutta la vita. E ci rendiamo conto che qui sta la fatica di essere uomini e donne di fede. Ed è per questo che nel Padre nostro preghiamo: “Signore, nella tentazione non lasciarci soli!”. Nel deserto, Gesù entra armato della sola preghiera e della totale disposizione di fare la volontà del Padre; ecco perché ne esce vittorioso e può cominciare il suo annuncio sulla prossimità del Regno di Dio.

Questa espressione suscitava grande emozione negli Ebrei, perché indicava la restaurazione del glorioso Regno di Davide, e il Messia avrebbe umiliato e sconfitto i dominatori pagani. Gesù suscitava speranze ma anche diffidenze e aperte ostilità nei detentori del potere, perché egli parlava non di potere e di dominio, ma di servizio; non di vendetta e odio ma di perdono incondizionato e di amore per il nemico (Lc 6,27-28); non di privilegi, ma di fraternità, perché tutti figli dello stesso Padre. Per accogliere questa novità del Vangelo è necessario cambiare mentalità, il che esige una conversione del nostro modo di sentire, pensare e agire. Convertirci abbandonando le nostre vie per percorrere quelle del Signore. “Convertitevi e credete al Vangelo” è l’invito a dare alla nostra vita quel senso che può venire da una parola degna di essere creduta: il Vangelo. È un invito a non arrendersi all’evidenza del male.

La Quaresima ci invita ad entrare con Gesù nel deserto, il luogo simbolico dove Dio parla al nostro cuore e dove sgorga la nostra risposta nella preghiera. Non si tratta di un luogo fisico, ma di una dimensione esistenziale, il luogo della solitudine non facile da ricuperare, del distacco dalle cose superflue per aprirci alla Parola di Dio e alle esigenze della carità. Una santa quaresima, verso la gioia pasquale!