Is 35,4-7a; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37.

Una delle parole più frequenti nella Bibbia è il verbo ascoltare: solo nell’Antico Testamento ricorre 1159 volte, spesso riferita a Dio che non è sordo, a differenza degli uomini che chiudono gli orecchi per non ascoltare la voce di Dio e il clamore dei poveri (Is 59,1). Il Signore, invece, è sempre attento al pianto e ai lamenti del suo popolo. Da qui la fiducia del salmista: “Amo il Signore perché mi ascolta” (Sl 114,1). Ma occorre reciprocità, secondo l’esortazione che frequentemente Dio rivolge al suo popolo: “Ascolta Israele” (Dt 6,4). Il Signore chiede docilità alla sua Parola, e la sordità a questa voce è il grande peccato.

Il vangelo di oggi ci narra la cura di un sordomuto operata da Gesù. La narrazione ha molti dettagli che hanno come finalità la catechesi che l’evangelista fa a partire da questo episodio. Una prima cosa da notare è il luogo dove succede: il territorio della Decapoli (tra l’attuale Giordania e Siria) terra pagana, il che vuol ricordare che Gesù apre gli orizzonti della missione. È una risposta che l’evangelista dà alle prime comunità cristiane, composte da ebrei, che avevano difficoltà ad annunciare il Vangelo ai pagani, considerati impuri per il contatto che avevano con gli idoli. Il messaggio è: Dio vuole la salvezza di tutti. Per questo Gesù ha fatto incursione in territorio pagano e ha fatto miracoli in favore dei pagani. Contrariamente a quanto successe a Nazareth, dove fu respinto dai suoi concittadini qui, in terra pagana, è accolto con stupore e ammirazione: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e parlare i muti” (v. 37). Bella espressione ricordata da san Pietro, negli Atti degli Apostoli: “Gesù è passato dovunque facendo del bene e guarendo tutti” (At 10,38).

Il sordomuto è il simbolo del pagano che non ha ancora ascoltato la Parola di Dio e per questo non può annunciarla. Ma è anche l’immagine di colui che chiude le proprie orecchie e non permette alla Parola di penetrare nel suo cuore. È la sordità spirituale di chi non si apre all’ascolto, e non può nemmeno celebrare la salvezza.  Con questo miracolo, dice l’evangelista, il Signore ha aperto le orecchie a tutti i popoli, giudei e pagani perché, ascoltando la sua Parola possano entrare nella salvezza. I cristiani, come gli Ebrei, sanno che la loro fede dipende dalla Parola di Dio; se adoperano parole soltanto umane per parlare di Dio, sono paragonabili ad un muto o ad un balbuziente.

L’ascolto della Parola di Dio opera la guarigione della nostra sordità e del nostro mutismo. È anche questo il messaggio della 1ª lettura, del profeta Isaia, al quale si riferisce l’evangelista narrando la guarigione del sordomuto: nel tempo del Messia “si apriranno gli occhi dei ciechi e si chiuderanno le orecchie dei sordi, e lo zoppo sarà guarito e potrà camminare allegro” (v, 5-6). Nel vangelo di oggi è Gesù che opera questi prodigi e, così, si presenta come l’atteso Messia. Alla domanda: “chi è costui?”, il vangelo risponde: è Gesù, il Messia, colui che ha realizzato la profezia di Isaia. Ma ci sono altri dettagli dei quali l’evangelista si serve per trasmettere la sua catechesi, questa volta sul battesimo. Vediamoli.

Gesù tocca gli orecchi e, con la saliva, tocca la lingua del sordomuto: “effatà/apriti” e si aprirono gli orecchi e si sciolse la lingua (v. 34-35). Cioè, si è aperto l’udito, si è aperto il cuore all’ascolto della Parola di Dio. Nella concezione popolare, la saliva era considerata la concentrazione dell’alito, una materializzazione dello spirito: Gesù ha inteso così comunicare il suo spirito perché la sua lingua annuncia il vangelo. Sono due gesti che poi passeranno nella celebrazione del battesimo, come riti conclusivi e di augurio. Il Signore ci apre gli orecchi e ci scioglie la lingua per ascoltare la sua parola e annunciarla. Nel rito del battesimo, ripetendo il gesto di Gesù, il celebrante, mentre tocca le orecchie e la bocca del battezzando dice: «II Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede a lode e gloria di Dio Padre». L’accento è messo sull’ascolto della Parola di Dio (tocca gli orecchi) e, di conseguenza, sull’annuncio agli altri di questa parola (tocca la lingua). In questi gesti, vi è un chiaro intento pastorale: far comprendere ai genitori e ai padrini che il bambino, che essi hanno fatto battezzare, dovrà essere «istruito» nella fede mediante l’ascolto della Parola di Dio, ed essere educato alla espressione di questa fede nella preghiera e nella vita.

L’evangelista poi sottolinea il fatto che il sordo muto non si presenta a Gesù da solo, ma viene accompagnato da alcune persone e questo succede spesso nei vangeli. Non è un dettaglio superfluo: la persona che vuole incontrare Gesù, ha bisogno di essere accompagnata da qualcuno; da sola non arriva a incontrare colui che la può curare, dare la fede. E non è concepibile che un battezzato viva senza la sua comunità di fede. L’allontanamento dalla comunità cristiana costituisce un grave pericolo: senza l’ascolto della Parola, senza la vita eucaristica, senza la comunione fraterna, l’individualismo prende sopravvento e la fede si indebolisce. Inoltre, è nella nostra comunità di fede che apprendiamo ad aprire il cuore all’amore fraterno e universale, proprio come ci esorta la 2ª lettura di oggi. Il cristiano, discepolo di Gesù, apprende ad accogliere tutti, senza discriminazioni di nessun genere, e con una attenzione tutta speciale a chi è povero e a chi è nel bisogno (v. 4-5).

Ascolto della Parola di Dio, delle sue ispirazioni che ci aprono gli orecchi per una costante docilità al Signore e ci sciolgono la lingua per farne un annuncio gioioso; il nostro battesimo, continuamente ricordato per avere sempre viva in noi la grazia dell’adozione filiale; la comunità cristiana che alimenta la nostra fede con la parola, i sacramenti e la carità fraterna sono gli elementi che ravvivano la nostra fede.

Lasciamo risuonare nel nostro cuore l’esortazione incoraggiante della 1ª lettura che ricorre con frequenza nella Bibbia: “Coraggio, non temete” (v. 4). Gesù, lasciando gli apostoli il giorno della sua Ascensione, ha loro assicurato: “Io sarò con voi fino alla consumazione dei secoli” (Mt 28,20). Nelle difficolta, che non mancano mai nella vita e apriamo i nostri orecchi per far risuonare in noi quel “Coraggio, non temete”.

Riconosciamoci nel sordomuto del vangelo e chiediamo al Signore di guarire le nostre parole perché diventino parole di verità, di pace e di comunione.

Buona domenica!