“Sei geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore”, risponde Mosè a Giosuè; e “Chi non è contro di noi è per noi”, risponde Gesù al geloso discepolo Giovanni. Due espressioni che aiuteranno a meditare che la Parola di Dio non è proprietà esclusiva di nessuno.  Mosè, ormai stanco, si lamenta con Dio che non ce la fa più a condurre un popolo numeroso e indisciplinato. Dio suggerisce che la soluzione è condividere le responsabilità per cui, chiede a Mosè che scelga 70 uomini sui quali scenderà lo spirito di Dio. Due dei settanta non si presentarono alla convocazione, ma come gli altri profetizzano, cioè, in uno stato di esaltazione parlavano il nome in Dio (v.25). La cosa fu riferita a Giosuè che chiede a Mosè di farli tacere. Saggia e istruttiva la risposta di Mosè: “Sei geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo” (v. 29).

Mosè aveva guidato il popolo a uscire dall’Egitto e aveva sulle spalle tutta la responsabilità di questa avventura, ma non si rendeva conto che poteva dividere le responsabilità. Fù quello che gli disse un giorno suo suocero Ietro. Vedendo il lavoro immane che svolgeva da solo, disse: “Non va bene quello che fai! Finirai per soccombere, tu e il popolo che è con te … ascoltami: al popolo tu spiegherai i decreti e le leggi, ma scegli uomini integri e li farai capi di migliaia, di centinaia, di cinquantine e capi di decine. Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza. Così ti alleggerirai il peso ed essi lo porteranno con te” (Es 18,17-23). È la mania di credersi capaci di fare tutto, pregiudicando la partecipazione e la responsabilità di tutti. Questo vale nella società civile, nella Chiesa e in famiglia. Quanti figli maggiorenni escono di casa incapaci di friggersi un uovo o prepararsi un’insalata, e senza ponderazione nell’uso del denaro, perché non sono mai stati coinvolti dalla mamma factotum, eroina e schiava, e dal padre tirchio o prodigo!

San Paolo nella 1ª lettera ai Corinzi parla dei doni/carismi che lo Spirito Santo distribuisce a ciascuno per il bene di tutti (12,4-11). E per mostrare la necessità di questa integrazione dei doni fa una interrogazione retorica: nella Chiesa “Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli?” (1Cor 12, 28-31). Ma in molte parrocchie e diocesi i pastori si comportano come Mosè, concentrano tutto su sé, e non sempre incontrano o ascoltano il consiglio del suocero di Mosè: “Non va bene quello che fai! Finirai per soccombere, tu e il popolo che è con te”.

“Sei geloso per me? Gelosia e presunzione sono il tema ripreso dal vangelo di oggi. I discepoli hanno visto che qualcuno scacciava i demoni nel nome di Cristo. Era frequente nell’antichità che guaritori ed esorcisti usassero i nomi di persone celebri; tra gli ebrei, il nome più usato era quello di Salomone, il celebre re saggio. È, quindi, normale che qualcuno usasse il nome di Gesù, visto i poteri che Lui aveva. Il discepolo Giovanni vuole impedirlo perché, dice, “non ci seguiva” (v. 38); cioè, non è dei nostri, non fa parte del nostro gruppo di eletti.

I discepoli si considerano gli unici depositari del bene; Gesù appartiene solo a loro. Rattristarsi perché qualcuno fa il bene come noi, o meglio di noi, è povertà di spirito. Gesù, come buon Maestro e educatore, inviandoli in missione non era stato geloso aveva dato ai discepoli gli stessi suoi poteri (Lc 9,1-6).  Gesù usa anche un altro argomento: “Chi non è contro di noi è per noi” (v. 40), cioè, se qualcuno fa il bene è dalla nostra parte, è nostro collaboratore, è uno dei nostri, anche se non appartiene al nostro gruppo. Il principio di Gesù è semplice: chi fa il bene è dei nostri! Lo Spirito Santo non è monopolio di nessuno, Egli soffia dove vuole (Gv 3,8).

Il principio della collaborazione e della reciprocità vale anche per le scienze. La filosofia, la teologia e il mondo della scienza che non hanno esitato a definirsi come uniche detentrici del sapere e, quindi, del potere, hanno bisogno di questo dialogo. Il Concilio Vaticano II ha parlato della necessaria complementarità tra le scienze teologiche e le scienze umane, per offrire una visione della vita e del mondo che unisca e non divida. Il mistero della vita è così ampio e complesso che ha bisogno di più sguardi. Qualunque branca della scienza, che pretende avere il dominio di tutta la conoscenza, è una ideologia. Il primo insegnamento che riceviamo dagli episodi di Giosuè e di Giovanni, è che dobbiamo apprezzare il bene che il prossimo fa come se fosse nostro, e ringraziare il Signore. Rattristarsi per il bene operato dagli altri non è certamente un buon segno; è una mancanza di carità molto diffusa. Impariamo a ringraziare il Signore per tutto il bene che vediamo attorno a noi.

La seconda parte del vangelo di oggi contiene vari insegnamenti. Il primo si riferisce al bicchiere d’acqua (v. 41): un gesto semplice e spontaneo di amore verso il prossimo, chiunque esso sia, può essere l’inizio di un rapporto di fiducia, di dialogo e di amicizia. Ogni gesto che favorisce l’incontro è prezioso per la nostra vita e gradito agli occhi di Dio.

Segue il discorso sullo scandalo dei piccoli, cioè i deboli nella fede (v. 42). È un avvertimento sulla nostra testimonianza: il cattivo esempio può allontanare coloro che sono agli inizi del cammino di fede. Chi provoca il loro allontanamento si assume una grave responsabilità. La ragione di questo scandalo è l’ambizione che, generando la smania del potere e della volontà di dominare sugli altri, provoca conflitti, divisioni e scismi. Gli apostoli discutevano su chi di loro fosse più importante, e più in là, al terzo annuncio della passione fatto da Gesù, Giovanni e Giacomo chiederanno di sedere a destra e a sinistra di Gesù, provocando l’indignazione degli altri (Mc 10, 37). L’ultima parte del vangelo mette in guardia contro un’altra forma di scandalo che proviene dal nostro comportamento: se la tua mano, se il tuo piede, il tuo occhio sono motivo di scandalo, tagliali (v. 43-47). È un forte linguaggio figurato per dire l’esigenza di fare dei tagli, anche se dolorosi, quando ci si rende conto che un’azione, un sentimento, un progetto sono incompatibili con la nostra vita cristiana. È quel fuggire le occasioni che ci portano al peccato, alla perdizione. Con l’aiuto della grazia, andiamo avanti!