Gn 3,1-5.10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

Guidati dal vangelo di Marco stiamo accompagnando Gesù verso Gerusalemme, dove concluderà la sua missione. Oggi ci è riproposta la scena della chiamata dei primi discepoli, ma in una forma differente da quella di domenica scorsa del vangelo di Giovanni. L’evangelista Marco precisa il momento dell’inizio della missione di Gesù: “Dopo che Giovanni fu arrestato” (v. 14). Giovanni, il battista, del quale Gesù dirà che non è nato “nessuno uguale a lui tra i nati di donna” (Lc 7,28) muore martire della verità, vittima dei sordidi giochi di Erode (Gv 14). Gesù comincia la sua missione con l’allerta: “Il tempo è compiuto” (v. 15).

Il tempo dell’attesa è compiuto, siamo entrati nel tempo della realizzazione del piano di salvezza di Dio che Gesù è venuto a inaugurare. Questo piano di salvezza è destinato a tutti, ma esige una risposta, per questo Gesù chiama alla conversione (v. 15), tema comune a tutte le letture di oggi.  La 1ª lettura ci presenta il profeta Giona inviato da Dio alla città di Ninive per esortarla alla conversione. È una storia strana e divertente quella di Giona che si rifiuta di annunciare la salvezza a questa città e, pare che non abbia tutti i torti. Infatti, Ninive era la capitale dell’Assiria che aveva distrutto Gerusalemme e portato il popolo ebreo all’esilio due secoli prima. Dio non poteva aver pietà di questo popolo crudele, e Giona preferisce morire piuttosto di offrire la salvezza a dei pagani, per di più oppressori! Ma le vie di Dio non sono le nostre (Is 55,8).

Giona tenta di fuggire alla missione affidatagli e si imbarca. Ma una tempesta minaccia la nave e lui, sospettato di aver provocato l’ira degli dei, è gettato nelle acque è ingoiato da un grande pesce che lo sputa sulla spiaggia dopo tre giorni … neppure il pesce lo ha sopportato! Gesù farà una lettura cristologica di questo episodio: ai giudei che domandavano un segno, Gesù dice che non avranno altro segno se non quello di Giona, tre giorni nel ventre del cetaceo e Gesù tre giorni nel ventre della terra (Lc 11,29), dando la sua morte e risurrezione come segno della sua identità, cioè, Figlio di Dio. Costretto, Giona comincia a predicare senza entusiasmo, riducendo la sua missione all’indispensabile e predica solamente a una parte della città (un giorno di cammino su tre). Nonostante tutto, gli abitanti di Ninive credono e si convertono. E qui appare la contrapposizione: il popolo di Dio non ha dato ascolto ai profeti, mentre i niniviti, pagani, alle prime parole, hanno cambiato vita. Giona ha appreso che non esistono nemici da sconfiggere, ma fratelli da amare e da aiutare ad allontanarsi dal peccato. La storia di Giona ci dice che la salvezza non è esclusività di nessuno; è un dono che Dio offre a tutti.

E di conversione e di vocazione parla il vangelo di oggi: “Il tempo è compiuto, convertitevi e credete al Vangelo” (v. 15), sono le prime parola di Gesù; non c’è da attendere oltre, questo è il momento in cui ti accorgi che Dio ti sta guardando con occhi di predilezione. Col suo arrivo è finito il tempo dell’attesa: il Regno di Dio è già in mezzo a noi (v. 15) e la nostra risposta è convertirci, cioè voltarci verso di Lui e lasciarci guardare; credere al Vangelo, alla Buona Notizia, all’annuncio lieto che Gesù ci porta. Conversione e fede, due condizioni indispensabili per sperimentare la grande novità che questo annuncio ci porta.

– Convertirsi significa cambiare mentalità, il modo di vedere Dio, l’uomo e la storia; vedere tutto con gli occhi di Dio, secondo la bella espressione di san Tommaso d’Aquino; o, come dice una canzone brasiliana: “Amare come Gesù amò, sognare come Gesù sognò, pensare come Gesù pensò, sentire come Gesù sentiva, sorridere come Gesù sorrideva”, fino ad identificarsi con Lui. E riordinare continuamente la nostra vita assumendo lo stile di Gesù … abbiamo sempre bisogno di conversione, di revisione.

– L’altra esigenza è credere, cioè fidarsi di Gesù, della sua parola, delle sue risposte ai nostri interrogativi, anche se a volte non appaiono subito comprensibili.

Nella seconda parte del vangelo di oggi Gesù chiama i primi collaboratori, i due fratelli Andrea e Simone, mentre gettano le ereti; presi dall’occupazione quotidiana, ricevono un invito a bruciapelo: “Venite… vi farò pescatori di uomini” (v. 17). Più avanti, Gesù incontra altri due fratelli, Giacomo e Giovanni; anch’essi presi dall’occupazione quotidiana: stavano riparando le reti (v. 19). Gesù organizza il suo gruppo di discepoli: è l’inizio del nuovo popolo di Dio, la Chiesa, perché solo così il Vangelo, la Buona Notizia potrà risuonare sempre e ovunque nella storia (At 1,8). Ci sono alcuni dettagli in questa pagina del vangelo, sui quali vale la pena riflettere.

La scelta dei discepoli: al tempo di Gesù c’erano altri maestri che avevano dei discepoli, ma Gesù usa un metodo originale: non si fa scegliere, ma è lui che chiama, e lo ricorderà ai discepoli per mostrare che la vocazione è una grazia: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16) per fare comunione: “Vi ho chiamato amici” (Gv 15,15).

– I primi due chiamati “mentre gettavano le reti” (v. 16) e gli altri due “mentre riparavano le reti” (v. 19): i chiamati non stanno facendo niente di straordinario, stanno svolgendo la loro professione, chiamati mentre lavorano. Gesù non si rivolge a perdigiorno, non li chiama perché solo “liberi”, non hanno niente da fare. Così fu per altri personaggi della Bibbia: Mosè è chiamato mentre pascola il gregge (Es 3,1), Eliseo mentre ara (1Re 19,19-21), Gedeone mentre batte il grano (Gdc 6.11), Matteo mentre riscuote le tasse (Mc 2,13-14). È nel nostro quotidiano che il Signore ci chiama; per questo bisogna essere vigilanti per ascoltare la sua voce e, così, il nostro quotidiano è illuminato dalla Parola di Dio e riscattato dalla sua banalità.

Vi farò pescatori di uomini: Gesù usa il linguaggio del loro mestiere, da pescatori di pesci a pescatori di uomini. Gesù li pesca e, a loro volta, diventano pescatori di uomini: perché chi pesca un uomo, lo salva; infatti, la loro missione è portare la salvezza a tutti per mezzo del Vangelo.

Subito lasciarono le reti (v. 18), il padre e i garzoni con la barca (v. 20), l’impresa, la società di pescatori che era la garanzia della loro vita, e lo seguirono: senza esitazione e obiezioni. La chiamata di Gesù è radicale, non ammette rinvii. La nostra risposta dev’essere sempre pronta e generosa, perché “Il tempo è breve”, ci ricorda san Paolo nella seconda lettura (v. 29), per cui dev’essere usato nel migliore dei modi e con decisioni che lo riscattano dalla sua banalità.

Chiediamo al Signore che ci dia una giusta valutazione delle cose e ci faccia fare delle scelte per le quali valga la pena. La nostra generosità servirà come testimonianza capace di attrarre altri discepoli per Gesù.