Is 61,1-2.10-11; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28

La 3ª domenica di Avvento è chiamata la domenica della gioia, richiamo che appare più volte nella Messa di oggi. L’antifona d’ingresso proclama: “Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino”. La prima lettura, dopo aver presentato la missione del Messia afferma: “Io gioisco pienamente nel Signore e la mia anima esulta” (v.10), ripreso anche dal Salmo responsoriale. La 2ª lettura esorta: “Siate sempre lieti” (v. 16). Questo perché siamo a metà cammino verso il Natale. Anche la casula che indozza il celebrante, color rosaceo, è un segno esterno di questa gioia. Il motivo è perché il Signore è vicino. L’invito alla gioia è caratteristico dell’Avvento: l’attesa della nascita di Gesù è come quando aspettiamo un amico, un parente che non vedevamo da tempo. Siamo in attesa gioiosa.

Non si tratta di una gioia esterna che dipende da circostanze favorevoli e piacevoli che, proprio per questo sono passeggere, ma di qualcosa che viene dal di dentro perché, come dice papa Francesco, “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù … con Lui sempre nasce e rinasce la gioia” (Evangelii Gaudium, 1); perché ci dà la ferma convinzione che, nonostante tutto, siamo amati da Dio. Più il Signore è vicino e più siamo nella gioia. Ma per questo è necessario “decentrarsi” da sé e centrarsi il Lui! La 1ª lettura ci parla della vocazione e la missione del Messia tanto atteso dal popolo di Dio: Lo Spirito Santo si è posato su di lui perché possa portare il lieto annunzio ai miserifasciare le piaghe dei cuori… proclamare la libertà agli schiavi … e liberare i prigionieri e promulgare l’anno di grazia (v. 1-2). Un programma tutto voltato a coloro che soffrono.

550 anni dopo la profezia, Gesù di Nazareth percorre le strade della Palestina e annuncia il Regno di Dio, chiedendo la conversione e affermando che Dio è un Padre di misericordia. Dopo qualche tempo, Gesù ritorna nel suo villaggio e, un sabato, durante la celebrazione nella sinagoga, riprende letteralmente questa profezia di Isaia e la applica a sé: “Oggi si è compiuta per voi questa profezia” (Lc 4,21), lasciando tutti gli uditori sbalorditi. Gesù si presenta come colui che realizza le promesse di Dio, da qui l’invito alla gioia e all’esultanza (Salmo responsoriale) che per essere ravvivate in noi, hanno bisogno della preghiera ininterrotta e della gratitudine, come raccomanda san Paolo nella 2ª lettura (v. 16-18).

Del Messia Gesù parla Giovanni battista nel vangelo di oggi, come avviene ogni anno alla 3ª domenica di Avvento. La predicazione di Giovanni insospettisce le autorità religiose di Gerusalemme, perché il suo prestigio cresce sempre di più agli occhi del popolo che lo vedeva come un profeta, Isaia redivivo o il Messia, per cui mandano una commissione di sacerdoti e leviti. Per tre volte gli viene chiesto, “Chi sei?”. Giovanni è un uomo onesto: non accetta identificazioni, titoli e onori che non gli spettano. Per questo, alla domanda risponde di non essere il profeta, né Elia, né il Messia. Egli si dichiara semplicemente la voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore” (v. 23) che viene, e non ve ne siete accorti che è già in mezzo a voi. Giovanni è la voce, perché la Parola è Gesù; e la voce senza la Parola non è niente. Giovanni non vuole che gli occhi siano puntati su di lui, ma su Gesù. Per questo ci tiene a spiegare che il suo battesimo è una preparazione per ricevere il Messia; un segno esterno della conversione del cuore. Il vero battesimo, quello che comunica la vita di Dio, sarà dato da Gesù perché lui comunica lo Spirito Santo. Come Giovanni battista, il primo testimone di Gesù, ogni cristiano è chiamato ad essere un messaggero, un battistrada del Cristo, una voce che lo annuncia presente; siamo chiamati a prestare la nostra voce, le nostre forze, la nostra vita. Il dono più grande che possiamo fare a qualcuno e indicargli la strada che porta a Cristo.  Nel vangelo di oggi, due parole che meritano la nostra attenzione. La prima è la testimonianza: Giovanni è venuto per dare la sua testimonianza su Gesù; con una vita coerente, generosa: le sue parole corrispondevano alla sua vita; è per questo che attirava le folle. Quello che rimane della nostra vita è l’esempio, le parole volano: “Non chi dice, Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio…” (Mt 7,21). Difatti, la fede si comunica per attrazione, come diceva Papa Benedetto XVI. Se la nostra vita manifesta la nostra fede, noi diventiamo credibili e così riusciamo a comunicare e trasmettere la gioia della nostra fede. La seconda parola che merita la nostra attenzione è confessione: Alla domanda: “Chi sei”, Giovanni, dice il Vangelo, “confessò e non negò. Confessò …” (v. 20). Confessò la sua fede in Gesù Messia, senza vergogna e con coraggio. Viviamo in un’epoca in cui la fede è stata relegata al privato, ad un aspetto individuale della vita; è necessario avere il suo coraggio per confessare, proclamare generosamente la nostra fede, senza timori, remore e paure. Gesù ci ha avvisati: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio… chi si vergognerà …  anche io mi vergognerò di lui …” (Lc 12,8-9). E in quanto noi siamo tiepidi nel confessare apertamente la nostra fede, tanti nostri fratelli e sorelle soffrono persecuzione a causa della fede e sono disposti anche a dare la vita.

A conclusione del suo dialogo con i farisei, Giovanni afferma una triste realtà: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (v. 26). E Gesù era uno di loro, un giudeo. Anche noi viviamo in una società che ha radici cristiani ma che non riconosce più Cristo; non è capace di scoprire i segni della sua presenza. Si, Gesù può essere uno sconosciuto anche nella Chiesa dei nostri giorni. Perché per molto tempo si è insegnato che il Vangelo è una dottrina, una morale, un insieme di precetti, non il lieto annuncio della salvezza che ha preso corpo nella persona di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio fatto uomo. Per questo, la nostra testimonianza e la nostra confessione di Gesù Figlio di Dio e nostro salvatore, si rendono ancora più necessarie e urgenti, perché la novità inaudita del Vangelo sia riscoperta.  Che questo Avvento riaccenda in noi quella fede che ci è stata donata nel Battesimo perché, il pericolo di accorgerci in ritardo della presenza di Cristo in mezzo a noi, incombe anche oggi. Maranatha, vieni Signore Gesù!