Es 20,1-17; 1Cor 1, 22-25; Gv 2,13-25.

Il vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci sorprende con un Gesù insolito che comincia a gridare, minacciando a destra e a sinistra con una frusta; Lui che si è definito “mite ed umile di cuore” (Mt 11,29). Nel vangelo di Giovanni questo episodio si incontra all’inizio della missione di Gesù, come per dirci che comincia con Lui, il Messia, la liberazione dall’oppressione di una istituzione religiosa che non aveva più niente di ciò che era l’alleanza tra Dio e il suo popolo della quale il Tempio era un segno. Ed è di Alleanza che ci parla la 1ª lettura. Dopo la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, Dio stabilisce con il suo popolo un’Alleanza affermando: “Io sono il vostro Dio e voi sarete il mio popolo” (Lv 26,11-12) e lo fa donandogli il Decalogo, le 10 Parole che abbiamo appena ascoltato. I 10 Comandamenti sono presentati in modo pedagogico: frasi previ e concise, facili da ritenersi a memoria, incisive e pratiche per la vita sociale. Nella Bibbia li troviamo in due versioni (Es 20,2-17; Dt  5,6-21) introdotte dalla stessa formula: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile” (v. 2), che è la chiave di lettura per capire i 10 Comandamenti. La Bibbia non è l’unico libro che ha decreti e leggi. Nella letteratura dell’Antico Medio Oriente si trovano vari testi simili. Ma, nessun Codice di leggi – il più famoso è quello di Hammurabi – ha un’introduzione come questa. Non sono leggi dure e pesanti ma, dieci parole di un padre che ha a cuore la vita dei figli. Anche il linguaggio usato è originale: negli altri Codici il linguaggio è impersonale: “Se uno fa una tale cosa … subirà la seguente pena …”, quello della Bibbia è diretto a ciascuno personalmente: “non avrai altro dio, santifica il nome del Signore, onora il padre e la madre … non uccidere … non rubare…”. Questa pagina era letta in tutte le liturgie solenni del Tempio e anche oggi l’ebreo la recita due volte al giorno e, l’adolescente che compie 13 anni la recita come impegno davanti al suo Dio e alla sua Comunità di fede. I 10 Comandamenti furono dopo la triste schiavitù in Egitto, dove il popolo viveva sotto l’assoluto arbitrio degli oppressori. Essi sono la condizione per vivere nella libertà e sarebbe difficile immaginare una convivenza senza queste norme. Ma i rabbini, nello spiegare i 10 Comandamenti, li avevano portati a 613, appesantendo la vita del popolo. Gesù al contrario, pur non avendo abolito nessuno dei Comandamenti, li riporta a due: “Ama Dio e il tuo prossimo (Mt 22,34-40) e poi a uno solo: “Ama tuo fratello” (Gv 13,34-35). In questa linea san Paolo arriverà ad affermare che “Chi ama suo fratello ha adempiuto tutta la legge” (Rm 13,8-9). Non si tratta di una riduzione per rendere la vita facile. Infatti Gesù ha precisato che l’amore al prossimo ha come modello il suo amore: “Amatevi COME io vi ho amati” (Gv 15,12): meta molto esigente e irraggiungibile, ma da tener sempre presente come un ideale.

Il precetto dell’amore non solo è la sintesi di tutti i Comandamenti, ma apre orizzonti infiniti e inauditi, infatti, nessuno dei 10 Comandamenti obbliga ad amare i nemici, a perdonare senza limiti, a sacrificare la vita per il fratello compreso il nemico. Gesù ci porta ad una esigenza, mai udita, di amare i nemici e pregare per loro (Mt 5,44), come Lui stesso farà sulla croce (Lc 23,34). I 10 Comandamenti rimangono alle frontiere minime dell’amore, ma Gesù li porta a compimento concentrandoli sull’amore al prossimo.

L’episodio del vangelo di oggi – l’espulsione dei mercanti dal Tempio – si situa vicino alla Pasqua, cioè alla celebrazione dell’Alleanza che doveva essere celebrata nel Tempio con il sacrificio delle vittime. Proprio in questo tempo, nel vangelo di Giovanni, Gesù inizia il suo ministero e lo fa con un gesto che suscita scandalo: purifica il Tempio scacciando i commercianti. Come le antiche religioni, anche gli ebrei avevano il sacrificio di animali. Per facilitare i pellegrini, soprattutto se venivano da lontano, era possibile acquistare gli animali a Gerusalemme nelle dipendenze del Tempio, ma a prezzi esorbitanti, da qui la denuncia di Gesù: il Tempio è una casa di preghiera, “ma voi ne hanno fatto un mercato” (v. 16). Così Gesù realizzava la profezia di Ezechiele: “In quel giorno non vi saranno più commercianti nella casa del Signore” (14,21). Gesù ci invita a vigilare sulla tentazione di impostare la relazione con Dio su logiche mercantili. Vuole risanare la nostra relazione con Dio che sa bene di cosa abbiamo bisogno (Mt 6,8). Ma il momento più alto dell’episodio è costituito dalla frase “Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (v. 19) e la spiegazione che l’evangelista ne dà: “Ma egli parlava del tempio del suo corpo” (v. 21). Il vero tempio, il vero culto, il vero luogo dell’incontro con Dio sarà il corpo di Gesù morto e risuscitato, in contrapposizione all’antico culto del Tempio. Gesù dichiara che questa religione ha ormai compiuto la sua funzione; luogo del nostro incontro con Dio, il nuovo Tempio, sarà Lui stesso una volta risuscitato. A questo fa riferimento san Paolo nella 2ª lettura di oggi: “Noi invece annunziamo Cristo crocifisso” che il Padre ha risuscitato (v. 23); Lui è la via che ci conduce al Padre ed in lui – vittima di espiazione per i nostri peccati – il Padre ci offre la salvezza perché in lui ha fatto l’Alleanza definitiva con l’umanità.

A questo ci conduce la Pasqua alla quale la Quaresima ci prepara. La Pasqua che è celebrazione dell’Alleanza nuova ed eterna, stipulata nel sangue di Cristo, secondo le sue stesse parole (Lc 22,20; 1Cor 11,25) e che la Chiesa ricorda e celebra in ogni Messa. Gesù si presenta come il nuovo Tempio di Dio, il luogo privilegiato per incontrarlo. In ogni Eucaristia, celebrazione della Pasqua, Dio Padre ci propone questa Alleanza nel suo Figlio; Alleanza che non è tanto fatta di comandi, ma di risposta ad un amore senza limiti che si manifesta nel dono del suo Figlio amato.

I Comandamenti (1ª lettura) e la nuova Alleanza stipulata in Gesù, nuovo Tempio (Vangelo), ci dicono che non siamo più come schiavi davanti al faraone, ma come figli davanti a Dio Padre. In questo senso la Quaresima ci esorta a purificare la nostra immagine di Dio e la nostra relazione con lui. Infatti, in Gesù, il Figlio amato, anche “noi siamo diventati figli e lo siamo realmente” come ce lo ricorda, con immensa emozione, l’apostolo san Giovanni nella sua prima lettera (3,1). Siamo figli e il nostro sguardo su noi stessi e sul mondo deve cambiare. È questa la conversione alla quale ci richiama la Quaresima.