2Sm 7,1-5.8b-12.14°.16; Rm 16,25-27; Lc 1,26,38.

Siamo alle porte di Natale, per questo il vangelo della 4° domenica di Avvento ci presenta l’annuncio dell’Angelo a Maria, che è uno dei momenti più concreti della realizzazione del piano di salvezza di Dio, mistero nascosto per secoli, come afferma san Paolo nella seconda lettura di oggi ma, finalmente, rivelato a noi nella persona di Gesù Cristo, il Messia, l’inviato da Dio, il Figlio di Dio.

L’idea di un Messia che capovolga la situazione di difficoltà è stata sempre presente nella mente dell’umanità. I messianismi che si sono succeduti nella storia sono stati tanti: l’impero romano avrebbe ristabilito la pace universale. il Rinascimento pensò di aver posto fine al sonno del Medioevo; la scienza ha promesso la fine di tutti i problemi; l’Illuminismo pensava di aver acceso la luce della Ragione dopo secoli di oscurità delle religioni e dei dogmi. Poi vengono i messianismi ideologici del marxismo e delle varie democrazie etc.; tutti costretti a dichiarare il loro fallimento, perché tutti chiusi e prigionieri nell’orizzonte immanente della storia. Ma, tramontate le ideologie il mondo continua ad attendere un salvatore. A questa attesa risponde il vangelo della 4ª domenica di Avvento, ma il disegno di Dio supera le aspettative del popolo ebreo e dell’umanità. L’annuncio si trova già nell’Antico Testamento. La 1ª lettura di questa domenica parla del re Davide, che ormai carico di anni e con il regno che già mostra segni di decadenza, pensa di costruire una casa, un tempio al suo Dio, per rafforzare l’unità del suo regno e ne confida il progetto al suo consigliere il profeta Natan, il quale lo incoraggiò. Ma durante la notte, la Parola del Signore dice a Natan di riferire a Davide che non ha bisogno di nessuna casa, ma che Dio farà una casa a Davide, una discendenza. Da quel momento, il popolo ebreo comincia ad aspettare un discendente della famiglia di Davide, un re che gli darà gloria, vittoria e potere sugli altri popoli, in una parola, il Messia. Nella mente del popolo si tratta di un progetto politico glorioso, dove ancora regna il potere come sopraffazione, ma il disegno di Dio oltrepassa ogni aspettativa: la casa, la discendenza che Dio darà a Davide sarà Gesù il suo proprio Figlio, fatto uomo tra gli uomini. Allora, sarà Davide ad entrare nel progetto di Dio e non Dio entrare nel progetto di Davide, e sarà in vista del bene del popolo e dell’umanità. E il vangelo di oggi ci parla di un momento reale di questo progetto: Dio chiede la collaborazione di una donna perché avvenga questo evento unico e irripetibile nella storia. Maria, chiamata “piena di grazia” dall’angelo, rimane turbata, dice il vangelo e non è da meno. Ma l’angelo la rassicura, “Non temere”: è Dio, come sempre, che ha preso l’iniziativa colmandoti della sua grazia. Quando Dio interviene, e lo lasciamo agire, ognuno di noi è chiamato a diventare un capolavoro nelle sue mani. La scena dell’Annunciazione ha incontrato fortuna negli artisti, tra i tanti basta ricordare le celebri pitture del Beato Angelico. San Bernardo da parte sua, in uno dei suoi Discorsi sulla Madonna descrive la drammaticità della scena: Dio e l’umanità pendono dalle labbra di Maria. “Dà in fretta, o Vergine, la tua risposta: Pronuncia la parola che la terra, gli inferi e i cieli aspettano …  fammi udire la tua voce … pronuncia la parola e accogli la parola … perché indugi, perché trepidi? Credi, confida e accetta!”. Maria si dichiara disponibile, come una serva nelle mani del suo signore: “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola” (v. 38). I suoi progetti di vita con quelli del suo fidanzato Giuseppe passano in second’ordine. L’angelo si allontanò da lei, e lei rimane sola davanti a questa sconvolgente iniziativa di Dio: Maria non sa che sta per iniziare una nuova era per l’umanità. Dio è sceso sulla terra per assumere la condizione umana, uomo tra gli uomini fino alle ultime conseguenze. La storia non sarà più la stessa. A partire da quel momento, Gesù sarà l’incontro di Dio con l’uomo e la realizzazione del Regno, cioè il vero ideale di giustizia, pace e fraternità, promesso alla casa di Davide in vista della salvezza dell’umanità. Di questo fatto siamo chiamati a fare memoria nel Natale, come si esprime la liturgia. Cioè rendere presente e attuale l’evento dell’Incarnazione, portarlo ai nostri giorni, in modo che la salvezza portata da Gesù possa arrivare fino a noi. Con L’Incarnazione Gesù porta a compimento le promesse di Dio all’umanità, come si esprime la Lettera agli Ebrei: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebr 1,1-3). Siamo ormai alle porte della celebrazione di questo evento di grazia. Il vangelo fa risaltare due cose importanti per noi:

– la fedeltà di Dio: Dio compie le sue promesse, dà stabilità alla nostra vita, ma sa anche sorprendere con le sue iniziative. “Il Signore è con te” (v. 28b) dice l’angelo a Maria. Si, Egli è con noi prima che noi lo sappiamo, e interviene secondo un suo piano non secondo i nostri progetti. Questo ci aiuta a capire che noi non siamo padroni della nostra vita e per questo dobbiamo aprirci ai cammini che Dio ci indica:

– la figura di Maria: all’opposto di Davide, non ha sogni di grandezza, è l’umile serva del Signore, la sua casa è aperta quando l’angelo entra e si mette a totale disposizione del progetto di Dio: “Ecco la serva del Signore”. Lei ha permesso che Dio concludesse “l’affare” più grande e importante del mondo, l’Incarnazione del suo Figlio! Maria ci insegna a desiderare quello che Dio desidera di noi: “Avvenga in me secondo la tua parola” (38). Lei ha fiducia e dà un credito illimitato a ciò che viene da Dio. Allora, Maria ci dice che l’essere servi del Signore è il nostro titolo di gloria, come lo fu per Abramo, Mosè, Davide e per tanti altri che, forse noi conosciamo, si sono messi a disposizione del progetto di Dio. “E l’angelo si allontanò da lei” conclude il vangelo; l’angelo ritorna da Dio per come portare l’attesa risposta di Maria. Siamo in tempo di Avvento, di attesa per il Natale, ma avendo in vista un’altra attesa, quella definitiva che deve sempre rimanere nel nostro orizzonte. L’angelo continua a ripeterci: “Non temere”. Si, non temiamo i nostri limiti, le nostre debolezze, i nostri propositi ripetuti ma non sempre compiuti, le situazioni dolorose che ci attraversano perché lo Spirito Santo scende anche su di noi! A condizione che, come Maria, la nostra risposta sia decisa e generosa; senza rinvii e esitazioni. L’episodio narrato dal vangelo di oggi ci mette in un clima di gratitudine, perché ci porta nel cuore della Santissima Trinità, per questo dobbiamo lodare il Padre perché ha amato talmente il mondo da dare suo Figlio per salvarlo (Gv 3,16); benedire Gesù, il Figlio, perché è disceso dal cielo, uomo in mezzo agli uomini; dobbiamo glorificare lo Spirito Santo perché formò nel seno di Maria il corpo di Gesù, offerto per i nostri peccati e tutto questo “per noi uomini e la nostra salvezza”, come professiamo nel Credo ogni domenica.Prepariamoci a celebrare con gioia lo sconvolgente evento dell’Incarnazione per la quale Dio ha posto la sua dimora tra noi (Gv 1,14). In questa ultima settimana di frenesia non lasciamo rubare il Natale dal consumismo; dedichiamo un tempo maggiore alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio.