At 9,26-31; 1Gv3,18-24; Gv 15,1-6.

Nel vangelo di domenica scorsa Gesù si è presentato come il buon pastore. Oggi, 5ª domenica di Pasqua, si definisce la vite. Questo linguaggio sembra distante dalla nostra mentalità e, con questo, abbiamo perduto l’immediatezza delle cose. Io ho vissuto la mia infanzia e preadolescenza tra oliveti e vigneti; il tempo della vendemmia era sempre una festa. La vigna è una delle immagini più ricorrenti nella Bibbia: Noè fu il primo vignaiolo; dopo il diluvio piantò una vigna e fece del vino (Gn 9,20). Nella Bibbia, la vigna è il popolo ebreo. Vigna che il Signore si è scelta perché portando frutti sia un segno dell’amore di Dio per gli altri popoli. Nel vangelo, Gesù si definisce la vite e noi i suoi tralci: fra i due c’è una relazione vitale, perché il tralcio staccato dalla vite non produce niente, anzi muore. La vite è una pianta che ha bisogno di continua assistenza. il tralcio deve rimanere unito alla vite; il verbo rimanere ricorre ben sette volte nel brano del vangelo di oggi.

Troviamo qui quello che chiamiamo il Corpo mistico. Gesù vite è il capo, e noi tralci/sarmenti siamo le membra di questo Corpo, che è la Chiesa. Così non possiamo pensare la Chiesa senza Gesù/vite/capo e non possiamo pensare Gesù senza la Chiesa/sarmenti/membra suo corpo, sua estensione nel mondo. È un grave equivoco affermare che si crede in Gesù ma non nella Chiesa, perché senza la Chiesa non si parla, non si annuncia, non si incontra e sperimenta Gesù e la sua salvezza. D’altro lato la Chiesa senza Gesù è una associazione come tante altre; perde la sua dimensione di fede, di Comunità di redenti che testimonia e annuncia Cristo risuscitato; svanisce il segno della volontà salvifica di Dio che vuole raggiungere tutti con la fede e i sacramenti della Chiesa, per trasmettere la salvezza. I tralci non sono altra cosa della vite; in essi scorre la stessa linfa, la linfa di Dio, lo stesso Spirito di figli di Dio, perché l’agricoltore, cioè il proprietario della vite e dei tralci è Dio Padre: “io sono la vite, voi i tralci, mio Padre è l’agricoltore” (v. 1). Rimanendo uniti a Gesù rimaniamo uniti al Padre e allo Spirito Santo, la linfa capace di garantire la vita. Nella vite, cioè nel tronco e nei rami, che non possono essere pensati separatamente, scorre la stessa linfa dell’amore di Dio.

Gesù aveva parlato della sua relazione con noi come quella del pastore e le pecore (vangelo di domenica scorsa), oggi ci parla con l’immagine della vite e dei tralci: si tratta di un rapporto di condivisione, intesa e attenzione per ognuno. La fede, relazione di comunione tra noi e Gesù, dev’essere mantenuta viva. Con il battesimo noi siamo innestati, inseriti in Cristo, proprio come succede con il sarmento. Soltanto il sarmento unito alla vite produce, solamente il cristiano e la Chiesa uniti a Cristo producono frutti.

Nella vite, il tronco non produce uva, solamente i rami la producono. Cioè, Gesù il tronco della vite, produce frutti attraverso i rami che siamo noi, presi individualmente e presi come Chiesa, Comunità di discepoli. Gesù, la vite ha bisogno di noi rami per produrre frutti. Può sembrare audace affermare che Gesù ha bisogno di noi!

E in che senso ha bisogno di noi? Ha bisogno della nostra testimonianza, perché dopo che Lui è ritornato al Padre è compito di noi discepoli continuare ad annunciare il Vangelo. E produciamo frutti perché la sua linfa vitale ci è trasmessa, a condizione che rimaniamo uniti a Lui, perché, come Lui stesso ci ha avvertiti, senza di Lui non possiamo far nulla (v. 5). Gesù parla anche di potatura e taglio (v. 2) infatti, senza questi due accorgimenti la vigna non produce. Oltre alle normali cure, la vite nell’inverno dev’essere potata, accorciando tutti i tralci e asportando quelli inutili; in estate dev’essere tagliata, alleggerita dai germogli deboli per favorire una buona produzione. Di questa vigna e di queste premure facciamo parte anche noi! Noi cristiani siamo i suoi tralci e nessun frutto potremo dare se non staremo uniti a Lui.

Nella nostra vita la potatura avviene con la Parola di Dio che “è più tagliente di una spada a doppio taglio  … e scruta i sentimento e i pensieri del cuore” (Eb 4,12), perché non c’è angolo segreto del cuore che sfugge alla sua luce. “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”, afferma il Salmo 119,105. È questo confronto con la Parola di Dio che indica quali rami cioè, quali difetti-inclinazioni-deviazioni-comportamenti non conformi alla volontà di Dio, devono essere potati, corretti. È il confronto con la Parola di Dio che ci indica quali germogli inutili, quali preoccupazioni eccessive dobbiamo eliminare per fare emergere l’essenziale della nostra vita. Potature a volte dolorose, ma che ci purificano e ci fanno sentire la gioia di stare in intimità con il Signore, che è quel rimanere in lui, rimanere nel suo amore, abitare nel suo amore sul quale anche il vangelo di oggi ritorna con tanta insistenza. non nelle nostre idee, non nel culto di noi stessi, che sono strade ingannevoli.

– Noi rimaniamo in lui quando la sua Parola rimane in noi (v. 7), da qui l’importanza della lettura della Parola di Dio come nutrimento quotidiano. La Bibbia è la lettera che Dio Padre ha inviato ai suoi figli. Se noi vogliamo conoscere sempre di più e meglio Gesù, il rivelatore del Padre, la sua persona e il suo messaggio, e anche la nostra missione, il cammino più sicuro è la Bibbia, soprattutto i Vangeli. San Girolamo ha affermato: “Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo”.

– Noi rimaniamo in lui quando lo riceviamo nell’Eucaristia: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,56). L’unione intima con Gesù inizia con la fede, ma si consuma e termina con l’Eucaristia, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (LG 21); è l’abbraccio sacramentale di Gesù (San Paolo VI).

Rimanete in me e io in voi” (v. 4). E’ un rimanere attivo, reciproco, condizione per poter dare frutto, che sono i fatti concreti della carità che si realizza nell’amore fraterno come ci ricorda la 2ª lettura (v. 18). Nella fede tutto è un rimanere: il Signore è presente in noi, il Padre è presente in noi, lo Spirito è presente in noi; rimangono in noi. Ma dobbiamo rimanere in Loro … e far festa con Loro! E allora possiamo dire con san Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). E se Dio è con noi possiamo assicurare il nostro cuore perché, qualunque cosa esso ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore. Buona domenica!