Lv 13,1-2.45-46; 1Cor 10,31-11.1; Mc 1.40-45.

“Se vuoi, puoi guarirmi” è il grido del lebbroso verso Gesù nel vangelo di oggi. Grido di supplica e di fiducia di qualcuno che ha la certezza della bontà di Gesù. Ne ha sentito parlare e si mette nelle sue mani: “Se vuoi, puoi guarirmi”. Anche oggi Gesù si trova di fronte alla sofferenza umana e non rimane insensibile.

La religione ebraica divideva il mondo tra puri e impuri e, tra gli impuri, c’erano i lebbrosi e gli ammalati. “Si allontani dall’accampamento ogni lebbroso o chi è impuro per aver toccato un cadavere”, comanda il Libro dei Numeri 5,1-3. Associato alla malattia c’era anche l’idea che la lebbra fosse conseguenza di un peccato e, quindi a un castigo di Dio, idea riportata anche dallo scrittore greco Erodoto già nel secolo Vº  a. C. La lebbra era considerata “la figlia primogenita della morte” (Gb 18,13) infatti, in tutti libri dell’Antico Testamento si incontrano soltanto due casi di cura dalla lebbra: Mirian, sorella di Mosè (Nr 12) e il generale Naaman guarito da Eliseo (2Re 5). Il lebbroso veniva segregato, non poteva avvicinarsi a nessuno; doveva stare spettinato e vestito di stracci per essere identificato a distanza. Qualora incontrasse qualcuno sul cammino, doveva avvertire gridando: “Sono impuro, sono impuro”, come abbiamo sentito dalla 1ª lettura di oggi (v. 45). La loro sorte era l’isolamento, l’abbandono, l’emarginazione umana, sociale e religiosa.

Questa rassegnazione, però, non la troviamo nel vangelo di oggi. Il lebbroso, contravvenendo alle disposizioni della legge, non grida“, sono impuro!”, ma si avvicina a Gesù e lo supplica: “Se vuoi puoi guarirmi!” (v. 40b). Anche Geù, commosso, contravviene alla legge, lo tocca e lo cura, facendogli ritrovare il suo posto nella vita sociale. La trasgressione di Gesù è segno del suo amore capace di andare oltre le convenzioni: la persona umana sempre e ovunque in primo piano.

San Giovanni Crisostomo osservava che non solo la mano di Gesù non è diventata impura per aver toccato il lebbroso, ma che il corpo del lebbroso è stato purificato (Commento al Vangelo di Matteo, 25,1).  Abbiamo qui un capovolgimento del concetto di Dio: in Gesù, Dio, il Santo, non solo non si separa dai lebbrosi, ma li avvicina e li tocca. E’ la rivelazione di un Dio che si fa avvicinare, ci avvicina e ci tocca. Anche in colui che è caduto nell’abisso più profondo del peccato, Gesù vede un fratello da recuperare, perché “Dio è amore” (1Gv 4,8.16) ed è sempre Lui a fare il primo passo verso di noi, infatti “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”(1Gv 4,10). E questo, ricorda con commozione san Paolo, “quando ancora eravano peccatori”, cioè impuri (Rm 5,8). In Gesù possiamo vedere un altro volto di Dio: il Padre della compassione che mai ci esclude dalla sua misericordia. Dio non si stanca di perdonare!

Tutta la vita di Gesù è stata segnata da questi gesti di vicinanza che hanno parlato più delle parole. Già con sua incarnazione ha voluto essere un Dio con noi/Emanuele. Al suo battesimo, all’inizio della sua missione Lui, il Figlio di Dio si era messo nella fila dei peccatori. Nel corso della sua missione, non si è mai allontanato dai bisognosi: ammalati, pubblicani e peccatori, senza temere di essere contaminato da loro. Davanti al loro bisogno, materiale e spirituale, Gesù si commuove. Ed è proprio questo profondo sentimento che lo porta ad ignorare le disposizione della legge e della tradizione che non sono a favore  della persona umana. Il messaggio che l’evangelista Marco ci lascia è che il discepolo, come il Maestro, di fronte alle richieste di aiuto, ascolta sempre il cuore, perché ogni ferita toccata con amore e per amore in qualche modo guarisce. Siamo chiamati a condividere questa stessa ansia di Gesù per la cura e il servizio ai sofferenti.

E Gesù lo toccò, dice il vangelo. E quando le folle si avvicinavano a Gesù, non potendolo toccare si accalcavano per toccare almeno l’orlo del suo manto per essere guariti. Gesù prese per mano la suocera di Pietro, toccava gli ammalati perché da lui emanava una forza che li guariva. San Tommaso d’Aquino, parlando di Gesù che tocca il lebbroso, dice che Gesù volle darci un’idea della sua forza che è nei sacramenti. Secoli prima, San Giovanni Crisostomo, facendo il commento del sepolcro vuoto dopo la risurrezione di Gesù e delle donne che incontratolo risuscitato si prostrarono e abbracciarono i suoi piedi dice: non abbiate invidia di quelle donne che abbracciarono i piedi di Gesù, perché noi possiamo abbracciarlo tutto nei sacramenti. Gesù continua a toccarci e farsi toccare, oggi, nei sacramenti. Questo ci fa capire la bella espressione di san Leone Magno: tutto quello che è avvenuto nella vita di Gesù è passato nei sacramenti. Nei sacramenti Gesù continua a toccarci e a farsi toccare, cioè a mostrare il suo affetto per noi.

Nella seconda parte del vangelo di oggi, Gesù proibisce al lebbroso di divulgare la notizia, ma di recarsi dal sacerdote perché venga constatata la sua guarigione, condizione indispensabile per tornare alla vita sociale e religiosa, come prescritto dalla legge. Il lebbroso guarito non ubbidisce; sembra proprio che Gesù esiga troppo da lui! Come non divulgare un simile fatto? Così il lebbroso guarito diventa testimone e missionario. L’evangelista vuol dirci che non possiamo trattenere per noi la grazia di Dio, il dono della fede. Una volta conquistati dal suo amore, sentiamo la necessità di testimoniarlo per suscitare altri discepoli.

Gesù insegna che non esiste uomo da accogliere e uomini da evitare, uomini con diritti e uomini senza diritti. Per Gesù, contro la mentalità comune, neppure un lebbroso può essere considerato un castigato, umiliato da Dio. Toccandolo, Gesù gli fa capire che per lui è una persona degna di bontà, capace di aprirsi alla misericordia divina.

Nel linguaggio biblico e dei Padri della Chiesa, spesso, la lebbra è evocazione di una malattia interiore non visibile, ma distruttiva: il peccato. Gesù risuscitato, pur essendo spirito, non si è allontanato da noi; continua ad essere il medico del nostro corpo e del nostro spirito. Non siamo soli, i sacramenti ci indicano e ci mostrano la prossimità di Dio che ci vuole guarire!