At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20.

 

Sono passati 40 giorni dalla Pasqua e oggi celebriamo l’ASCENSIONE di Gesù. Più volte Gesù aveva parlato del suo ritorno al Padre. L’Ascensione ha un duplice significato, cristologico e ecclesiale cioè, riguarda Cristo e la Chiesa. Cristologico perché ci fa contemplare Gesù, Dio e uomo trasfigurato, presso il Padre; un fatto e una verità che noi confessiamo nella nostra professione di fede: “È salito al cielo e siede alla destra del Padre”. Gesù con la sua umanità è entrato nella gloria del Padre, e là lo raggiungeremo, perché con la sua Ascensione ci ha aperto la via. Ecclesiale perché Gesù, ritornando al Padre, consegna alla Comunità i suoi doni perché possa continuare la sua missione di salvezza fino ai confini della terra (v. 8). L’Ascensione segna il passaggio di consegne, è l’ora della Chiesa, è la nostra ora, è l’ora di ogni battezzato!

Dopo la sua risurrezione Gesù è apparso molte volte per completare la loro istruzione, infatti gli parlava “delle cose riguardanti il Regno di Dio” (v. 3). Questo ridesta le attese politiche che gli Apostoli avevano riposto su Gesù: con il suo ritorno avrebbe fatto la restaurazione del Regno, cioè liberare il Paese dalla dominazione romana e fare vendetta dei nemici. Era la speranza delusa dei discepoli di Emmaus: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele” (Lc 24,21). E la domanda riviene nella 1ª lettura di oggi: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (v. 6). La risposta di Gesù è secca: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta”; invece di perdere tempo con queste discussioni inutili “siate miei testimoni fino agli estremi confini della terra” e per questa missione “riceverete lo Spirito Santo” (v. 7-8).

L’equivoco sta nel fatto che Gesù ha segnato l’inizio del Regno di Dio, ma non la conclusione della storia. È anche questo il senso del richiamo dei due uomini vestiti di bianco ai discepoli: “Perché state a guardare il cielo” (v. 11). Gesù ritornerà, ma per raccogliere i frutti della vostra missione, come lo stesso Gesù dice all’inizio del vangelo di oggi: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura” (v. 15), tema già annunciato dalla 1ª lettura. L’annuncio del vangelo non si esaurisce con gli Apostoli; è compito di tutta la Chiesa, in tutti i tempi e luoghi: nasce così la Chiesa, che è per sua natura missionaria. Missione che ci è consegnata con il Battesimo: siamo battezzati per l’annuncio del Vangelo per essere portatori della salvezza che Cristo ha portato sulla terra.

Perché state a guardare il cielo” (v. 11): l’evangelista Luca rivolge questa domanda ai cristiani del suo tempo, ma anche a noi che spesso consideriamo la religione come un tranquillizzante, un’evasione, non come uno stimolo a impegnarci concretamente per migliorare la vita in questo mondo con l’autenticità della nostra fede. Ritornando presso il Padre, Gesù non chiude i rapporti con l’umanità; asceso nella gloria, è presente in mezzo a noi e opera nella storia. Assumendo la nostra natura umana ha lasciato il suo cuore sulla terra, ha lasciato la sua parola e l’Eucaristia.

Anche il vangelo di oggi riprende la scena di Gesù che ritorna dal Padre e siede alla sua destra (v.19). La scena simbolica vuole sottolineare che Gesù è stato fedele alla missione affidatagli dal Padre per cui è chiamato a “regnare”, per questo lo chiamiamo Signore. Sta alla destra del Padre, ma con i segni della passione, come nostro intercessore, avvocato/difensore/ (Gv 16:23b-28; cfr.1Gv 1,2; cfr. 1Tm 2,5).

La parte finale del vangelo di oggi informa che i “discepoli partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore confermava la loro parola con i prodigi” (v. 20). Loro non si sentirono mai soli, anche nelle sofferenze e persecuzioni che subirono a causa dell’annuncio del vangelo. D’altra parte, il vangelo di Matteo si chiude con questa consolante promessa di Gesù: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28,20). È stato con loro di forma fisica e percettibile nella Palestina, adesso, risuscitato è presente di forma spirituale, più profonda e universale: – nella Comunità cristiana, “dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20); – nei sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in mee io in lui” (Gv 6,56). Questo perché, secondo la bella affermazione di san Leone Magno: “Ciò che era visibile in Gesù nella sua vita terrena, è passato nei suoi sacramenti”. Ma, questa presenza si percepisce solamente con la fede e non è esente da dubbi, da notti dello spirito, da silenzi che non sempre ci fanno cogliere i segni della sua presenza, per questo abbiamo bisogno di vigilanza.

– L’ascensione ci dice che Gesù è ritornato al Padre aprendo il cammino per noi; ciò significa che qui sulla terra non abbiamo una dimora stabile, siamo in cammino, la nostra Patria è con Dio. Questo non ci permette di assolutizzare la nostra vita terrena, ma di viverla nel migliore dei modi perché è un dono che ha la grandezza e la sublimità dell’eterno. Là è il nostro tesoro, là deve orientarsi il nostro cuore!

– L’ascensione segna il tempo della Chiesa chiamata a continuare la missione di Gesù con la testimonianza della sua fede, speranza e carità. Per questo ha ricevuto da Gesù risorto diversi doni che sono servizi/ministeri che devono essere compiuti avendo sempre di mira l’unità, perché essa forma un solo corpo, ha un solo spirito, crede in un solo Signore, ha una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti, quindi, nella Chiesa tutto converge verso l’unità. Alcuni di questi servizi sono ricordati da san Paolo nella 2ª lettura di oggi (v. 11). Non sono privilegi né motivi di superiorità. San Paolo vuole dirci che nella Chiesa c’è posto e lavoro per tutti, secondo i doni che il Signore distribuisce a ciascuno per il bene di tutti.

Con l’Ascensione comincia Il tempo della Chiesa che è segnato dall’impegno perché il vangelo arrivi a tutti i popoli e a tutte le persone, avendo sempre in vista il gioioso e definitivo incontro di tutti nel cuore della Santissima Trinità dove Cristo, via verità e vita, ci conduce. Amen.