Celebriamo oggi la solennità del Corpus Domini o, come la chiama la liturgia, la solennità del Corpo e Sangue del Signore, volendo così indicare la totalità della persona di Gesù presente nell’Eucaristia che, per noi cattolici, è “fonte e culmine di tutta la vita cristiana“ (Documento del Concilio Vaticano II, Cristo luce delle genti, 11), perché attualizza il sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità.

Il ritorno Di Gesù al Padre con l’Ascensione non significa la sua assenza tra noi, infatti ha promesso di essere con noi “fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Nell’Ultima Cena ha indicato come sarebbe rimasto con noi fino: “Prese il pane e disse: “questo è il mio corpo”… poi prese il vino e disse “questo è il sanguemangiate e bevete”, e completò: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Tutto questo lo abbiamo ritrovato anche nel vangelo di oggi. Così Gesù si è fatto presente – fino alla fine del mondo – nella sua Parola nel pane dell’Eucaristia. Il papa san Paolo VI, a questo proposito, diceva che l’Eucaristia è “la veste sacramentale, che al tempo stesso nasconde e presenta Gesù; pane e vino dato per noiperché vuole che noi lo avviciniamo per abbracciarci. Questa sbalorditiva vicinanza di Gesù nei segni del pane e del vino si comprende solo con la fede.

Gesù ha avvertito: “Io sono il pane della vitachi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui... se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”, questo significa che l’Eucaristia è qualcosa di decisivo per la vita cristiana. È il sublime sacramento, come cantiamo alla benedizione eucaristica; è come il cuore pulsante che dà vita alla Chiesa; la Chiesa vive dell’Eucaristia.

Davanti a queste affermazioni chiare di Gesù e alla dottrina della Chiesa circa l’Eucaristia, come si può spiegare che la maggior parte dei cristiani non si alimenta dell’Eucaristia? Da quello che abbiamo sentito è evidente che non può esistere vita cristiana senza vita eucaristica. Se Gesù ha trasmesso la sua azione salvifica nei sacramenti, privarsi dei sacramenti significa mettere a rischio la salvezza.

Gesù presenta la sua passione, il dono della sua vita, attualizzata nell’Eucaristia, come una Alleanza, cioè in linea con il progetto di Dio già presente nell’Antico Testamento, dove il termine ricorre 286 volte. Si tratta di un contratto tra due persone o tra due popoli. Contratto che implica degli impegni e responsabilità. Nella Bibbia c’è un fatto interessante: in tutte le Alleanze è Dio a prendere l’’iniziativa. La gratuità e l’impegno unilaterale caratterizzano le alleanze di Dio, tutto è grazia, eppure il Signore si aspetta una risposta, perché la nostra felicità sia completa: io sono il vostro Dio, volete essere il mio popolo? Nella 1ª lettura incontriamo proprio la risposta del popolo: “Noi lo seguiremo!” (v. 3 e 7) e così Mosè asperge il popolo con il sangue degli animali e l’alleanza è firmata. Ma c’è un dettaglio importante: l’Alleanza si sugella con il sangue. E a questo sangue fa allusione la 2ª lettura: ma non è più il sangue degli animali per purificare dal peccato, ma è il sangue di Cristo per introdurci nella vita di Dio e, per questo, si tratta di una nuova e eterna Alleanza (v. 15) sancita da Gesù nell’Ultima Cena, come ci riferisce il vangelo di oggi.

Lo abbiamo sentito: “mentre mangiavano – si tratta della Cena pasquale degli ebrei – prese il pane, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”; fin qui nulla di nuovo, in tutte le famiglie il capofamiglia faceva questo. Inconsueto invece è quello che segue “Prendete e mangiate” e, ancora più sorprendente, il valore attribuito al pane: “questo è il mio corpo” (v. 22), cioè, “questo pane sono io”! Non è più la Cena degli ebrei, è la Cena di Gesù che, al corpo dell’agnello sacrificato, sostituisce il suo corpo offerto sulla croce e così, è lui è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1,29). Gesù, che ha fatto di tutta la sua vita un dono, è divenuto pane spezzato: “lo spezzò e lo diede loro … prendete e mangiate”: vuole che i discepoli entrino in comunione con Lui, diventino una persona sola con lui, partecipi della sua stessa vita.

Adesso è più chiaro anche per noi: ricevere l’Eucaristia non è un atto devozionale, come recitare il rosario, fare un pellegrinaggio, ma è la decisione di essere come lui, pane spezzato a disposizione dei fratelli che è il compimento del suo desiderio/comandamento: “Amatevi come io ho amato voi” (Gv 15,12).

E continuando la cena, la sua cena, “Prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti” (v. 23) e anche qui non c’è nulla di nuovo. Ma Gesù continua a sbalordire con il significato e il valore che ha quel vino: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” (v. 24) cioè, “questo sangue sono io che mi offro per firmare l’Alleanza di Dio con voi”! Il sangue degli animali non si era rivelato efficace, tanto è vero che doveva essere continuamento asperso, questo sangue, della Nuova e eterna Alleanza, è stato versato una volta per tutte perché contiene la vita divina. In una parola, mangiando di questo pane e bevendo di questo viNo, diventiamo consanguinei con Cristo e tra di noi, perché prendiamo lo stesso alimento.       E perché la forza della salvezza che contiene arrivasse a tutti e in tutte le epoche, ha concluso: “Fate questo in memoria di me”. Non un semplice ricordo. Così, la morte e la risurrezione celebrate nell’Eucaristia diventano attuali, diventano contemporanee, sono trasportate in ogni epoca e luogo. L’Eucaristia mostra, in forma definitiva, che Gesù è per noi (questo è il mio sangue versato per voi – Mc 14,24), è con noi (io sarò con voi fino alla fine dei secoli – Mt 28,20), è in noi (Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui – Gv 6,56). Il corpo e il sangue, nella Bibbia, indicano la persona: Gesù si offre tutto. E allora possiamo ripetere in tutta fiducia con il salmista: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla” (Salmo 23).

In ogni celebrazione eucaristia facciamo memoriale di tutto questo e lo proclamiamo a tutta l’umanità: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta”. In ogni Eucaristia persa perdiamo anche l’occasione di proclamare al mondo la sua morte e risurrezione. Invece, quando la celebriamo, di Eucaristia in Eucaristia andiamo al suo incontro definitivo: Maranatha!/Vieni, Signore Gesù!