Dt 4,32-34.39-40; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20-

Dopo il lungo e ricco tempo di Pasqua, siamo ritornati al Tempo Comune e, dopo Pentecoste, celebriamo la solennità della SANTISSIMA TRINITÀ che è il cuore della fede cristiana. Questa festa irradia con la sua luce tutti i nostri giorni, invitandoci a iniziare tutte le nostre azioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché di fatto, “in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 27,28). 

Non siamo soli a credere in un unico Dio, ma che in Dio esiste una paternità, una filiazione e un dono di amore è proprio del cristianesimo. Gli EBREI non hanno bisogno di spiegare Dio, perché lo scoprono attraverso gli avvenimenti raccontati e trasmessi nei Libri santi. I MUSSULMANI per conoscere il mistero di Dio hanno il Corano dal quale ricavano i 99 nomi di Allah; il 100° nome rimane indicibile perché l’uomo non può conoscere tutto di Dio. Per i CRISTIANI, il libro che introduce alla scoperta di Dio è Gesù Cristo. La nostra, infatti, è una fede cristologico/trinitaria cioè, parte da Cristo e ci conduce nel cuore di Dio/Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo, nella cui comunione siamo stati introdotti con il Battesimo. La nostra è, quindi, la fede in un Dio in noi, con noi e per noi, come Gesù ce lo ha rivelato.

Non è vero che in tutte le religioni Dio è in fondo lo stesso. La rivelazione cristiana segna una differenza radicale. Nei vari monoteismi Dio è sconsolatamente solitario. Dio, Padre di Gesù Cristo, è comunione d’amore. Una comunione alla quale, attraverso il battesimo, entriamo a far parte. La liturgia di oggi attira la nostra attenzione non tanto sul mistero – cosa possiamo dire di un mistero, se non balbettare! – ma sulla realtà di amore che è contenuta in questo primo e supremo mistero della nostra fede. Siamo invitati a lasciarci immergere in questo amore al quale siamo chiamati e a lasciarci amare, a credere nel suo amore.

E allora possiamo esclamare, come nella 1ª lettura: nessun popolo ha sentito Dio come amico e protettore a tal punto da desiderare di stare in mezzo al popolo. Dio è stato riconosciuto nei gesti di vicinanza e di comunione che ha compiuto a favore del popolo: liberazione dalla schiavitù dall’Egitto, entrata nella Terra promessa e nella voce dei profeti. Quale Dio è stato così vicino, chiede Mosè stupito.

Ma la nostra fede cristiana ci dice qualcosa di più: il desiderio di stare in mezzo a noi, ha portato Dio “a piantare la sua tenda in mezzo a noi” con l’incarnazione di Gesù (Gv 1,14), il Figlio di Dio fatto uomo tra gli uomini. E lo sentiamo vicino e in mezzo a noi quando “due o tre si riuniscono nel suo nome” (Mt 18,19-20). E ci ha lasciato la sua Parola e l’Eucaristia per il desiderio di essere con noi “fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). In un Dio così vicino, fatto uomo tra gli uomini, l’Emanuele, crediamo solo noi cristiani. Questo perché Dio, nel suo amore, ci chiama a “partecipare della sua natura divina” (2Pt 1,4). E San Paolo, nella 2 ª lettura, ci dice che per questo possiamo dire con tutta l’emozione in un incontenibile grido di gioia: Abbà = Papà (v. 15), proprio come Gesù chiamava Dio (Mc 14,36).

Di fronte a tanta condiscendenza, a tanto amore, è inconcepibile che qualcuno possa avere paura di Dio, perché l’amore scaccia la paura, e noi amiamo perché “Egli ci ha amati per primo” (1Gv 4,18-19). Allora credere nella Santissima Trinità significa lasciarsi coinvolgere in questo oceano d’amore. La fede cristiana fa sentire Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo, Comunione d’amore – dentro di noi: la distanza tra Dio e noi è stata definitivamente colmata da Gesù fatto uomo.

Nel vangelo di oggi Gesù lascia ai discepoli un grande compito: essere testimoni di questo amore, di questo nuovo volto di Dio (v. 19). Non siamo battezzati nel nome di un “Dio generico”, ma nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo che, balbettando, chiamiamo “Trinità”: un Amante, il Padre, un Amato, il Figlio, e l’Amore che li unisce, lo Spirito Santo. Santissima Trinità! Tre persone: Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Tre persone: una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra. Noi balbettiamo davanti a questo mistero, ma lo accettiamo perché Gesù ce lo ha consegnato come una ricchezza insondabile.

Quando nel battesimo siamo stati immersi nell’acqua, siamo anche stati immersi nel cuore di Dio che ci accoglie come figli; ma anche noi accogliamo Dio nel nostro cuore, nella nostra vita, divenendo così tempi di Dio/Trinità, come lo afferma con forza san Paolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16). Così ogni battezzato, con santo Ignazio d’Antioquia, può proclamarsi teoforo=portatore di Dio. Così, nella nostra fede, sperimentiamo queste cose “che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai entrarono nel cuore dell’uomo … e che Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1Cor 2,9-10). Tutto l’arco della nostra vita è racchiuso nel segno dell’acqua del battesimo, che ci fa nascere alla vita trinitaria e nel segno dell’acqua dell’ultima benedizione, che consegnerà il nostro corpo nelle mani del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Ma, come si realizza oggi questa salvezza? Dio la realizza attraverso la Comunità cristiana, la Chiesa, come è spiegato nel vangelo di oggi: A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terraAndate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzando e insegnando” (v. 18-19). Il battesimo non consiste semplicemente in un rito, ma nel fare discepoli. La salvezza, dunque, attraverso la Chiesa, raggiunge ogni persona con l’annunzio del vangelo, per fare discepoli, persone innamorate di Gesù (v. 19). La vocazione della Chiesa, dunque, è impegnativa e certamente superiore alle sue capacità, ma Dio le ripete, come già ai grandi personaggi della Bibbia: “Non temere, io sono con te”. È questo il senso delle ultime parole di Gesù il giorno dell’Ascensione: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (v. 20). Si chiude così il vangelo di Matteo con il richiamo all’Emanuele/Dio con noi, fatto all’inizio del suo vangelo (Mt 1,23).

Il Dio dei cristiani non è un Dio lontano, è un Dio con noi, l’Emanuele (Mt 1,23; 28,20); sempre al nostro fianco finché non avrà raccolto tutti nella sua casa, per sempre. E la sua e nostra casa è il suo cuore, il cuore della Trinità, oceano di amore. Amen! Buona domenica!