Gv 1,1-2.2; Rom 6,3-11; Mc 16,1-7

Nella notte di Pasqua, nella quale Gesù passa dalla morte alla vita, la Chiesa celebra la madre di tutte le veglie, secondo l’espressione di santo Agostino. È il cuore dell’anno liturgico. La Pasqua è tempo di risurrezione anche per noi perché con il battesimo siamo stati incorporati a Cristo, come ce lo ricorda san Paolo nella 2ª lettura di questa notte, “per camminare in una vita nuova” (v. 3-4), liberandoci di quell’uomo vecchio che abita in noi e stenta a lasciarci (v. 6).

Nel canto dell’Exultet davanti al Cero pasquale, simbolo di Cristo risuscitato, abbiamo ascoltato per tre volte: “O notte beata!”, perché illuminata dalla luce del Risorto. E la nostra epoca sembra proprio abitata dalla notte: la notte della guerra, il cui buio acceca le menti dei governanti; la notte della violenza insensata e del male gratuito; la notte dell’ingiustizia, la notte del dolore innocente e della sofferenza che toglie il respiro ed infine, la notte della morte. Noi cristiani celebriamo la risurrezione di Gesù nel cuore della notte. Gesù abita la notte insieme a noi, la condivide. La notte ci accomuna, ci fa fratelli e sorelle di Cristo che, attraversandola, ci ha aperto il cammino della vita: la notte è stata illuminata dalla luce del Risorto. La morte non è un punto finale della nostra vita, ma una porta che si apre per l’eternità, alla comunione con Dio che dà senso alla nostra esistenza.

Il vangelo di questa notte ci narra l’avventura di tre donne che sono andate a trovare la salma di Gesù per ungerla, invece hanno trovato la tomba vuota. E non c’è stato bisogno di chiamare qualcuno per rimuovere la pietra, perché era già stata fatta rotolare! (v. 4). Vanno a visitare un morto e ricevono l’annuncio di vita: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù il Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui!” (v. 6).

La risurrezione significa che Gesù aveva ragione; quello che aveva detto e aveva fatto era vero e mostravano la sua identità e la sua missione: è il Figlio di Dio fatto uomo venuto a rivelare l’amore misericordioso del Padre. Ed è per questo che noi siamo qui con la certezza della cosa più importante della nostra vita: nonostante tutto, sappiamo di essere amati, perché ha dato la vita per noi!

Alle donne Gesù dà la missione di annunciarlo agli Apostoli e dire loro di ritornare in Galilea, là lo troveranno (v. 7). Andare in Galilea significa ritornare nel luogo dove si sono incontrati per la prima volta con il Signore che li ha chiamati; è l’invito a rivivere il primo amore quando, senza esitazione, lasciarono tutto per seguirlo.

Il Risorto sta dicendo: “Ripartiamo da dove abbiamo iniziato”. Accogliamo anche noi l’invito di Pasqua, andiamo in Galilea dove il Risorto ci precede, perché c’è sempre una vita nuova che Dio è capace di indicarci.

Le donne cercano Gesù nella tomba; vanno a rimestare la loro tristezza. È l’immagine di una fede che è diventata commemorazione di un fatto bello, ma finito. Anche noi corriamo il rischio di vivere una fede di ricordi, di un Gesù amico della nostra infanzia e della nostra gioventù. Ritornare in Galilea significa che la fede ci rimette sempre in strada. Così, arrivare ogni giorno all’inizio del cammino della nostra fede è rivivere lo stupore del primo incontro con Gesù. E allora riscopriamo che Gesù vive, qui e ora nella situazione che stiamo vivendo, e ci fa scoprire la grazia del quotidiano. Non abbiamo paura, Lui è risorto e ci attende in Galilea! In questa Galilea reale che il luogo della nostra vita quotidiana. È il luogo della nostra vita in famiglia con le sue gioie e difficoltà che l’accompagnano. È il luogo delle strade che percorriamo ogni giorno. È il luogo degli angoli delle nostre città dove il Signore si fa presente in coloro che ci passano accanto.

In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli e sorelle; nell’entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato; nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre. Allora ci stupiremo come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza. Gesù risorto visita ogni nostra situazione di vita, perché ha piantato definitivamente la sua presenza nel cuore del mondo. Apriamo il cuore con stupore all’annuncio della Pasqua: “Non aver paura, è risorto! Ti attende in Galilea”. Il Signore ci precede sempre, cammina sempre davanti a noi. E, con Lui, sempre la vita ricomincia.

Buona Pasqua!