At 2,1-11; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27.16,12-15.

Il giorno dell’Ascensione Gesù aveva raccomandato ai discepoli di rimanere uniti perché avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo per essere testimoni della sua risurrezione fino ai confini della terra (At 1,4-8). Già durante l’ultima cena aveva accennato al dono dello Spirito Consolatore (Gv 14,16.26.15,26). 50 giorni dopo la risurrezione si realizza questa promessa, come abbiamo ascoltato dalla 1ª lettura. È una descrizione grandiosa: si parla del fragore di un vento impetuoso, di lingue come di fuoco che si posano su ciascuno dei presenti. La Bibbia usa con frequenza i fenomeni naturali più impressionanti – il fuoco, la folgore, l’uragano, il terremoto, i tuoni – per raccontare le manifestazioni di Dio. Anche per presentare l’effusione dello Spirito Santo si è fatto ricorso a queste immagini vigorose che suggeriscono l’idea di un’incontenibile esplosione di forza. Infatti, dove giunge lo Spirito Santo avvengono sempre sconvolgimenti nella vita delle persone. Lo si era già visto con i Profeti, adesso sono i discepoli: da uomini timorosi e deboli sono diventati testimoni impavidi dell’annuncio della risurrezione di Gesù. Pentecoste era una antica festa ebraica celebrata 50 giorni dopo la Pasqua per ricordare l’arrivo del popolo ebreo al monte Sinai, dove, dopo la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto, ha ricevuto i Comandamenti, la Legge della libertà. Dicendo che lo Spirito Santo è disceso il giorno di Pentecoste, l’evangelista Luca vuol sottolineare che lo Spirito Santo ha sostituito l’antico popolo con il nuovo popolo, la Chiesa di Gesù Cristo.

San Paolo, nella 2ª lettura, ci esorta a camminare secondo lo Spirito (v. 16) perché lo Spirito ci libera dalla tirannia della nativa inclinazione al male che è insita in ciascuno di noi; è Lui che risveglia in noi il desiderio di amare, che Dio ha riposto nel cuore umano. Il primo frutto dello Spirito è l’amore “perché Dio è amore” (1Gv 4,8.16), comunica amore e ci chiama all’amore: “Amatevi come io ho amato voi”! (Gv 13,34). E questo amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che, dal giorno del Battesimo, abita in noi (cfr. Rm 5,5).

Anche nel vangelo di oggi Gesù promette lo Spirito Santo, il Paraclito, cioè il difensore, l’avvocato che ha il compito di aprire la nostra mente ed il nostro cuore alla comprensione sempre più profonda della parola di Gesù. Da soli, come ci ricorda san Paolo, non potremmo conoscere “la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo” (Ef 3,18). Gesù vorrebbe dire ancora tante cose ai discepoli pieni di emozione nell’ultima cena, ma sa che non sono capaci di portarne il peso (16,12), ma afferma che lo Spirito Santo aprirà la loro mente per capire l’amore di Dio che sorpassa ogni conoscenza. Inoltre, lo Spirito Santo darà testimonianza di Gesù (v. 26) in modo che i discepoli siano capaci poi di dare, a loro volta, testimonianza al mondo al quale saranno inviati. Loro sono i testimoni qualificati di Gesù perché sono stati con lui “fin da principio” (v. 27), lo hanno udito, veduto con i loro occhi, contemplato, toccato con le loro mani (1Gv 1) e adesso hanno la missione di testimoniarlo fino ai confini della terra (At 1,8). La testimonianza è una parola chiave per capire la fede e la missione della Chiesa e di ogni battezzato. Il vangelo di Marco ci dice che Gesù scelse i dodici e “li chiamò apostoli” (3,14), cioè inviati; inviati a dare testimonianza della sua risurrezione e, in questo, dell’amore di Dio Padre che non ha esitato a consegnare suo Figlio (Gv 3,16).  La fede si trasmette per attrazione e questa dipende dall’intensità della testimonianza, cioè dallo stile di vita che si ispira in Gesù che ci è possibile solo se siamo imbevuti del suo Spirito.

La Chiesa ha sempre sentito l’azione dello Spirito Santo, soprattutto, nei martiri. Con loro si è verificato quello che Gesù aveva raccomandato ai discepoli davanti alle persecuzioni: “Non preoccupatevi di come o di che cosa dire, infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,17-22). Gli apostoli sentivano lo Spirito Santo al loro fianco, a volte davanti a loro, indicando il cammino della missione; lo sentivano come l’artefice della costruzione della Chiesa. Gli apostoli lo avvertono così vicino da sentirsi in tale comunione con lui nel prendere decisioni importanti da affermare: “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso” (At 15,28). E lo Spirito Santo continua ancora oggi a sostenere tantissimi fratelli e sorelle che soffrono a causa della fede, in diverse regioni del mondo. La loro fermezza e costanza non si spiegano semplicemente con il loro carattere; c’è l’azione dello Spirito Santo che infonde forza e generosità nella testimonianza. Ma anche nella nostra vita di fede possiamo costatare la presenza e l’azione dello Spirito Santo che spiegano la nostra capacità di perseverare nella fede e nella speranza pur in mezzo a tante difficoltà.

Tra i modi di questa sua presenza si distacca l’Eucaristia. Il pane e il vino non diventano il corpo e il sangue di Gesù senza l’azione dello Spirito Santo per questo, prima di proferire le parole di Gesù nell’ultima cena (prendete e mangiate … questo è il mio corpo … prendere e bevete … questo è il mio sangue … fate questo in memoria di me), il celebrante impone le mani sul pane e sul vino e invoca lo Spirito Santo (epiclesi). Anche il Vangelo diventa parola viva per opera dello Spirito Santo; senza lo Spirito Santo il Vangelo è una lettera morta. Cristo resta nel passato, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione una propaganda e Dio resta lontano! E lo Spirito Santo che ci mette in comunicazione con Dio e le sue realtà. Con il discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, la Chiesa inizia, di fatto, la sua missione che aveva ricevuto esplicitamente da Gesù il giorno dell’Ascensione: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). Questo invio Gesù lo rinnova in ognuno di noi nel giorno del nostro Battesimo. Viviamo in un’epoca in cui si è riposta la fede e la fiducia nella scienza e nella tecnologia, escludendo Dio dal suo orizzonte. Abbiamo bisogno della luce dello Spirito Santo per vedere meglio il cammino da percorrere e incontrare il senso ultimo delle cose e della vita.

Con la manifestazione dello Spirito Santo Gesù completa la rivelazione del mistero di Dio: Un Dio unico nella natura, la sua divinità, trino nelle persone, comunione di amore, alla quale siamo chiamati. È il desiderio dell’umanità riposare nel cuore di Dio Trinità, meta della nostra vita e della storia.