Is 9,1-6; Tt 2,11-14; Lc 1-14.

 

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”, proclama la 1ª Lettura (v. 1). Mai l’umanità si è sentita in un clima così vicino a questo descritto dal profeta Isaia: camminiamo realmente nelle tenebre e tutti ne sentiamo lo spessore che fa aumentare l’incertezza. Ma se noi pensiamo al contesto nel quale il profeta annuncia la “grande luce”, possiamo capire che questa Luce può risplendere anche oggi per noi. Siamo alla fine del VI secolo prima di Cristo; Nabucodonosor invade la Palestina e distrugge Gerusalemme; gli ebrei hanno ancora davanti agli occhi gli orrori della violenza e della distruzione. A questo popolo, sconfitto e umiliato, Isaia annuncia lo spuntare di una grande luce, la nascita di un bambino (v. 5), l’inviato da Dio, ricolmo di virtù. Sarà un padre per il popolo, sarà grande come David, saggio come Salomone, sarà il principe della pace. Ma in tutta la storia del popolo ebreo non ci fu nessuno che avesse questi doni e capacità, per cui non si trattava di un re come gli altri, ma qualcuno di eccezionale: solamente Gesù, per essere uomo perfetto e Figlio di Dio, poteva essere dotato di queste capacità per compiere tale missione. Per questo san Paolo, ebreo di stirpe e di convinzione, nella 2ª lettura di questa notte afferma che in Gesù “è apparsa la grazia di Dio apportatrice di ogni salvezza per tutti gli uomini” (v. 11). È la “grande luce” profetizzata da Isaia. Ma non secondo le aspettative umane, piena di potere per disfarsi dei nemici, piena di gloria per imporsi sugli altri; è apparsa nell’umiltà di un povero bambino che viene al mondo, sconosciuto e nell’estrema povertà. E a questo avvenimento fa eco il vangelo di questa notte.

La descrizione fatta dall’evangelista Luca è solenne ed inquadrata negli eventi della storia: un decreto dell’imperatore Augusto che ordina il censimento, quando Quirino era governatore della Siria. È un modo per dirci che Gesù è un personaggio storico, nato in un determinato tempo e luogo; in una ambientazione storica e geografica ben precisa. Non è un mito da relegare nel mondo delle favole, ma un avvenimento reale e concreto. Per mezzo di Gesù suo Figlio, Dio interviene direttamente nella storia, servendosi degli eventi che in essa avvengono. Gesù, Figlio di Dio, si è inserito nella storia universale ed è divenuto cittadino del mondo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv, 1,14).

Giuseppe e Maria si trovano a Betlemme per il censimento e, non avendo trovato un luogo per ospitarsi, sono accolti in una stalla. L’evangelista Luca menziona i gesti premurosi di Maria nel dare alla luce il figlio: lo avvolge in fasce, lo depone in una mangiatoia. Non avviene nessun miracolo, la nascita di Gesù è identica a quella di qualunque altro bambino; Gesù, il Figlio di Dio, condivide in tutto la condizione umana. Nel sottolineare questi dettagli, l’evangelista vuole affermare che Dio sovverte i valori e i criteri di questo mondo. Il Messia che si aspettava era pensato e immaginato come un forte guerriero che avrebbe sconfitto i nemici, forte e terribile capace di seminare il panico e farsi rispettare, onnipotente, come ancora oggi noi diciamo e lo invochiamo. Ma questo non è il Dio dei cristiani; il Dio che si manifesta in Gesù è esattamente l’opposto: debole, indifeso e tremante, che si affida alle mani di una donna. Egli viene nel silenzio; tanto aspettato, ma ignorato; solamente gli umili pastori hanno la grazia di incontrarlo e scoprirlo. Non perché fossero i più degni, ma per la misericordia di Dio che va incontro ai poveri, ai peccatori, ai più bisognosi della sua grazia e misericordia. I pastori erano considerati persone impure, avevano una vita non molto diversa dalle pecore, per cui non potevano entrare nel Tempio, non erano ammessi nei tribunali come testimoni perché inattendibili, falsi, disonesti, ladri. A questa gente è annunziata “una grande gioia … è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore” (v. 11). Fin dal suo primo apparire nel mondo Gesù si è collocato tra gli ultimi perché sono loro che si aspettano una parola di amore, di liberazione, di speranza. Già il profeta Isaia, l’abbiamo ascoltato due domenica fa (Is 61,1-2) e lo stesso Gesù che riprende letteralmente le sue parole, ci parlano della missione del Messia, sottolineando che viene per annunziare “la buona Notizia ai poveri”.

Ancora oggi, rimaniamo perplessi con questa “logica” di Dio; troviamo fatica ad accogliere queste scelte di Gesù.  Il segno dato ai pastori per riconoscere il Messia Salvatore nato ha del paradossale: non troveranno un bambino pieno di luce, con una aureola sul capo, pieno di splendore … circondato da schiere di angeli, no … troveranno un bambino del tutto normale, ma con una caratteristica: è povero tra i poveri, adagiato in una mangiatoia! Gesù, il Figlio di Dio, divenendo l’uomo Gesù, assume la fragilità dell’uomo, i suoi limiti, la vulnerabilità. I pastori vedono un bambino; tutto qui. Un bambino nella cruda povertà di una mangiatoia. Solo un bambino, nient’altro, come aveva già annunciato Isaia (Is 9,5): “Un bambino è nato per voi”. Lì c’è Dio, nella piccolezza, che è la via scelta per raggiungerci, per toccarci il cuore. Abbiamo qui l’Onnipotente nell’infinitamente piccolo, Dio che si mette nei panni dell’uomo! E, come ogni essere umano, Lui nasce, cresce, sogna, fa progetti che condivide con gli altri; soffre incomprensione, tradimenti, accuse, calunnie e una condanna da delinquente! Come dice san Paolo, noi preghiamo Cristo/Dio, un salvatore fallito, morto in croce (1 Cor 1, 22-24). Questo ci aiuta a vedere il presepio con altri occhi, per non rimanere nel sentimentalismo: la nascita di Gesù è un evento sconvolgente. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv, 1,14).  Siamo invitati ad andare oltre le luci e le decorazioni, che sono belle, per contemplare la tenerezza di Dio in quel Bambino. Così, solo così, il Natale continua ad essere la festa dello stupore! Le donne, che hanno aiutato Maria nel parto, non si sono rese conto che quel bambino avrebbe diviso la storia del mondo in prima e dopo quella nascita! Anche noi siamo invitati ad incontrare il Signore nelle pieghe del nostro quotidiano, con le sue difficoltà e contraddizioni; a saper cogliere i segni della sua presenza nella normalità della nostra vita; a scoprire Dio nei panni dell’uomo.  Dio si è fatto carne; si è fatto padre e madre; si è fatto fratello, sorella, amico. Si è fatto volto in colui che incontro in ogni momento del mio cammino. Il Natale, dunque, è Lui, è Gesù che nasce e rinasce per noi. Beati noi se avremo questi occhi della fede! Un felice e santo Natale!