Con l’Epifania chiudiamo il ciclo liturgico di Natale. La prossima domenica, con la festa del battesimo di Gesù, inizieremo il ciclo del Tempo ordinario. Al centro della festa di oggi ci sono tre personaggi che, nella devozione popolare, hanno attirato l’attenzione, si tratta dei MAGI sui quali la leggenda, l’arte e la cultura popolare hanno detto molto, non contentandosi delle poche notizie che si trovano nei vangeli. Nei vangeli non si dice che erano tre, né che erano re, ma magi, probabilmente astrologhi che, nell’antichità, erano apprezzati per la loro saggezza. Si parla anche di una STELLA che li accompagna nel loro cammino verso Betlemme davanti al bambino. Anche sulla stella si è scritto e immaginato molto. Gli astronomi hanno verificato che negli anni 12-11 avanti Cristo è passata la cometa di Halley, e nell’anno 7 avanti Cristo si è verificata, per tre volte, la congiunzione di Giove (stella della regalità) e Saturno (la stella dei Giudei, secondo lo storico Tacito). Ma la stella, della quale parla il vangelo di Matteo, non va cercata nel cielo, ma nella Bibbia, il cui centro non sono né i Magi né la stella, ma Gesù.

Prima di riprendere le letture di oggi, penso dia utile ricordare un episodio interessante del Libro dei Numeri (24,17-18). Si narra la storia di BALAAM e la sua asina parlante. Balaam era un indovino, un mago come quelli di cui ci parla il vangelo di oggi. Un giorno fa questa profezia: “Io lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: una STELLA sorge da Giacobbe …”. Attenzione, Balaam era un pagano! Questo avvenne 1200 anni prima della nascita di Gesù e, da allora, gli ebrei hanno atteso con ansia il sorgere di questa stella. Quando l’evangelista Matteo ci presenta i Magi e parla della stella, sta affermando che dalla stirpe di Giacobbe è spuntato l’atteso liberatore, è Gesù, è Lui la stella che illumina tutti gli uomini, come dice il vangelo di Giovanni (1,9).  Oggi tutte e tre le letture coincidono su questo.

Nella 1ª lettura il Profeta Isaia parla di una LUCE che avrebbe brillato su Gerusalemme e per questo tutti i popoli si sarebbero messi in cammino verso la città santa portando i loro doni. È una visione universale; l’umanità è chiamata ad uscire dal proprio individualismo per entrare in una nuova fase della storia. Con questa immagine il profeta infrange le rigide barriere del “ghetto” esclusivista e integralista del popolo ebreo di quel tempo. La salvezza portata da Cristo non conosce confini ed è per tutti. Ma questi popoli in cammino verso Gerusalemme simbolizzano l’umanità intera verso la nuova Gerusalemme, la Chiesa, il nuovo popolo di Dio congregato da Gesù. La Chiesa, con l’annuncio del Vangelo, diventa polo di attrazione per tutti i popoli. Ma indica anche il cammino dell’umanità verso la Gerusalemme celeste, meta finale della storia.

Questa LUCE riappare nel vangelo di oggi. Alcuni Magi, partiti da lontano, vanno incontro a Gesù, la vera luce, portando i loro doni: oro (simbolo della regalità), incenso (simbolo della divinità), mirra (simbolo della umanità di Cristo). Essi rappresentano i popoli pagani chiamati alla salvezza che rispondono con entusiasmo. In questo senso, i Magi sono la parabola di quello che sta succedendo verso gli anni 80 nelle Comunità cristiane, per le quali Matteo scrive il suo vangelo: mentre la maggioranza dei giudei che conoscono le profezie, ma rigettano Gesù Cristo, i pagani entrano in massa nella Chiesa. Sono loro che, come i Magi, si prostrano e adorano Gesù riconoscendo come loro re e Dio, il bambino di Betlemme.  L’Epifania è dunque la manifestazione pubblica della salvezza portata da Gesù e il compimento del progetto di Dio Padre di voler tutti salvi. La venuta dei Magi è l’inizio dell’unità delle nazioni che si realizza nella fede in Gesù.

La 2ª lettura parla di un mistero, cioè di un piano, di un progetto di Dio mantenuto segreto per secoli e, adesso – dice san Paolo – rivelato agli apostoli e profeti. Questo mistero è la salvezza che Dio offre ai tutti i popoli, anche ai pagani che si sono messi in una onesta ricerca, proprio come i Magi. L’epifania – manifestazione – è la rivelazione di questo progetto di Dio, del quale, afferma san Paolo, “io sono stato costituito ministro” (v. 2). Anche ai pagani – e noi veniamo dai popolo pagani! – per l’annunzio del vangelo, è offerta la stessa grazia: far parte del Corpo di Cristo che è la Chiesa (v. 6).

L’Epifania indica l’universalità della salvezza e della dimensione missionaria della Chiesa. Tutta la Chiesa, per sua natura è missionaria; è chiamata ad annunziare il vangelo e a testimoniarlo; così, in ogni battesimo nasce un nuovo missionario. Ecco perché oggi si celebra la giornata dell’infanzia missionaria.

I Magi sono anche il simbolo della nostra vita di credenti: siamo sempre in cammino, a volte faticoso, per incontrare Gesù, la salvezza inviata dal Padre. La prima domanda che i Magi fanno è: “Dov’è colui che è nato?”. Essi ci indicano questa ricerca incessante, che non bisogna accontentarsi del minimo; uscire dalla nostra mediocrità e andare sempre “più in là” per rivestirci di quella luce che viene da Cristo, Luce delle nazioni.

La liturgia della Parola di oggi ci dice che la Luce è Cristo ed è per tutti i popoli.

Oggi possiamo dire che il Vangelo è arrivato a tutti i popoli, ma non a tutte le persone. C’è molto da fare perché la gioia della nostra fede possa arrivare a tutti. E come avviene questo? Per irradiazione: attraverso l’annuncio del Vangelo, l’annuncio della Parola e la testimonianza, che è il nostro stile di vita caratterizzato dall’amore. L’annuncio del Vangelo e la testimonianza della nostra vita di fede ci devono sempre accompagnare e spronare nella nostra missione di portare Gesù, coscienti che non c’è un dono più grande che possiamo fare. La stella è Cristo, ma quella stella possiamo e dobbiamo essere anche noi, come testimoni dei tesori di bontà e di misericordia che Gesù offre gratuitamente a tutti.

Anche noi come i Magi siamo chiamati a lasciarci sempre affascinare, attirare, guidare, illuminare e convertire da Gesù. Lo stupore è sempre il primo passo per andare avanti in questa luce. Ma, quando la nostra testimonianza si affievolisce, la nostra fede perde l’attrattiva, invece di essere degli annunciatori di Gesù, diventiamo dirottatori, come lo furono per i Magi il re Erode, i capi dei sacerdoti e gli scribi di Gerusalemme (come diceva don Tonino Bello nella Omelia dell’Epifania del 1982).

Ringraziamo il Signore per il dono della fede; ci ha chiamati, come membri di una stessa famiglia, a sedere alla stessa mensa della Parola e dell’Eucaristia. Chiediamo che ci faccia apostoli di questo dono, a cominciare da quelli che ci sono vicini.